Amin Gemayel accusa Assad: «Vuole un Libano nel caos»

L’ex presidente non ha dubbi: il leader siriano è responsabile dell’assassinio di suo figlio

Pierre Prier

Signor Amin Gemayel, la sua famiglia sta pagando un pesante tributo di sangue alla politica.
«Pierre è il quinto Gemayel a essere ucciso. C’è stato mio fratello Bashir, assassinato nel 1982, sua figlia Maya, uccisa a quattro anni nell’esplosione di un’autobomba; due cugini morti in guerra… A quanto pare è il destino della famiglia. Ma noi continueremo a combattere, con tutti i nostri alleati del 14 marzo».
Secondo lei, chi è responsabile della morte di suo figlio?
«Sono gli stessi metodi, gli stessi apparati, dall’assassinio di Kamal Jumblatt nel 1977, fino a oggi. I siriani non nascondono il loro obbiettivo. Il presidente Bashar el-Assad ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di gettare il Libano nel caos».
Per quale ragione, secondo lei?
«La Siria non ha digerito il fatto di aver dovuto abbandonare militarmente il Libano. Essa mantiere una quinta colonna nelle istituzioni, intendo dire il presidente della Repubblica, che non è altro che un rappresentante degli interessi siriani, e Hezbollah, che non nasconde la sua alleanza con Damasco, senza parlare degli altri partiti filosiriani. Tutta questa gente fa gli interessi della Siria “con precisione e fedeltà”, secondo un’espressione araba. Ma noi non ci scoraggiamo. Abbiamo una maggioranza in Parlamento e al governo. Il voto del Consiglio di Sicurezza ha rafforzato la nostra posizione, e questo è un incoraggiamento a continuare».
Perché hanno preso come bersaglio suo figlio?
«Tutti quelli che sono stati uccisi, tutti questi martiri, erano giovani: Gebrane Tuéni, Samir Kassir, Rafiq Hariri, che era relativamente giovane, e ora Pierre. Sono i giovani che mobilitano l’opinione pubblica, più che la generazione precedente. Pierre aveva un ruolo importante nella nuova mobilitazione del partito della Falange. Si è preso come bersaglio chi rappresenta il futuro. Assassinando questi giovani martiri, si vuole inoltre destabilizzare l’alleanza del 14 marzo».
Che cosa pensa delle opinioni politiche del generale cristiano Michel Aoun, alleato di Hezbollah?
«Non so a che gioco stia giocando. Sta avallando una linea politica, che è esattamente all’opposto di tutti i princìpi che lui stesso esaltava fino a poco tempo fa. Nasconde al Libano il gioco siriano; non l’ho mai sentito denunciare gli assassinii di coloro che erano i suoi naturali alleati».
L’atmosfera è molto tesa. Lei teme una nuova guerra civile?
«No. Non esistono gli ingredienti per una guerra civile. Hezbollah non può ricorrere alle armi contro altri libanesi. Distruggerebbe il prestigio acquisito sulla scena araba. La gente non si lascia convincere dai suoi slogan e da quelli dei suoi alleati, perché il gioco filosiriano salta agli occhi. Detto questo, non bisogna gettare olio sul fuoco, ed è perciò che ho fatto appello alla calma. Abbiamo i mezzi e le possibilità per riportare una vittoria per un Libano sovrano, senza dover ricorrere alla violenza».
Le Figaro/Volpe
traduzione di Rosanna Cataldo