Amiu fa perdere le teste alle pescherie

Gli scarti dei pesci sono considerati rifiuti speciali ma l’azienda non è in grado di smaltirli. Murolo (An) porta il caso in Comune

Il pesce, si sa, puzza dalla testa. Ed è proprio lo smaltimento della parte meno nobile della merce che potrebbe portare non pochi problemi alle pescherie genovesi. Un tira e molla che va avanti da un anno e mezzo, quello tra l'Adpf (Associazione dettaglianti pesce fresco) e l'Amiu, fatto di promesse, trattative e ripensamenti. Da un lato, le pescherie, che pulendo i pesci producono scarti (teste, frattaglie) che secondo le normative europee non possono essere più smaltiti come comune spazzatura, ma devono essere bruciati in un apposito incenertitore. O ci si adegua, oppure si rischiano multe fino a ventimila euro. «Almeno per quanto riguarda pescherie e pollivendoli - specifica Andrea Molinelli, presidente della Adpf -. Ristoranti e gastronomie non sono tenuti ad osservare queste regole». Dall'altro c'è Amiu, che però non è in grado di offrire questo servizio: l'inceneritore preposto allo smaltimento di questo tipo di rifiuti organici in Liguria non esiste e gli scarti devono quindi essere portati - almeno - fino a Tortona. Per essere trasportati poi, questi scarti, devono essere sistemati in camioncini che possano essere «tappati». Mezzi che Amiu - dice - non ha a disposizione. La soluzione? Ogni pescheria dovrebbe pagare una società privata che si occupi dello smaltimento di questo tipo di rifiuti. «Ci hanno chiesto 100 euro al mese, più iva, per due ritiri settimanali - dice Molinelli -. Una cifra astronomica se aggiunta alla Tia, che noi già paghiamo». La tassa per i rifiuti, per le pescherie, nell'ultimo anno è anche aumentata del 48 per cento. «Un aumento ingiustificato - commenta il presidente dell'associazione alla quale fa capo il 95 per cento delle pescherie genovesi -, visto che la nostra spazzatura è proprio quella che loro non sono in grado di ritirare».
Non solo. Due ritiri settimanali secondo i commercianti sarebbero insufficienti. Ogni pescheria dovrebbe dotarsi di un congelatore per conservare gli scarti tra un ritiro e l'altro, per evitare che possano marcire. Ma l'Adpf una soluzione l'avrebbe già trovata: «L'unica cosa che gli spazzini ritirano sono le cassette. Se si potesse mettere un compattatore nella zona del mercato del pesce, ogni pescheria, ogni mattina, potrebbe smaltire autonomamente le proprie cassette». I mezzi utilizzati adesso per il ritiro degli involucri, quindi, potrebbero essere riconvertiti per il ritiro degli scarti. Stessa cosa vale per il personale. «A quel punto, poi, resterebbe il viaggio fino all'inceneritore - prosegue Andrea Molinelli -. E per questo saremmo anche disposti ad auto tassarci ulteriormente. Ben venga il ritiro specifico, ma non possiamo farci “strozzinare“ da privati che se ne approfittano per la mancanza di un'offerta da parte di Amiu». L'idea della «riconversione dei mezzi», l'Adpf l'ha già presentata da tempo all'azienda per l'igiene urbana, senza avere alcuna risposta.
La questione è arrivata fino in consiglio comunale, portata avanti da Giuseppe Murolo, consigliere di Alleanza Nazionale. A luglio, la conferenza dei capigruppo ha voluto la creazione di una commissione specifica. Lì, i gruppi consiliari hanno assicurato la massima collaborazione, mentre Amiu, da parte sua, sembra aver fatto le solite promesse. «È importante che si muova qualcosa prima che più di 150 punti vendita si trovino in seria difficoltà. Non possiamo pagare noi per le mancanze del servizio pubblico - conclude il presidente dell'associazione di categoria -. Senza contare che con un rincaro di più di 1200 euro all’anno, per pagare un’azienda privata per il ritiro degli scarti, alcune pescherie sarebbero costrette a chiudere i battenti». O a lasciare che il pesce, il cliente, se lo pulisca a casa sua. E lo butti tranquillamente, questa volta sì, tra i rifiuti domestici.