Ammazza il figlio e la moglie e poi si consegna alla polizia

Il raptus improvviso di un giardiniere. Il fratello: in famiglia non c’erano problemi

Alessia Marani

da Roma

Esce di casa per comprare del mangime, rientra e spara a bruciapelo un colpo di fucile contro il figlio di 28 anni che dorme ancora nel suo letto. Poi con la stessa freddezza uccide anche la moglie, Antonietta D’Aprano, 53 anni, che gli si fa incontro nel corridoio. Tragedia della follia, ieri mattina, nel paese di Santi Cosma e Damiano, centro rurale in provincia di Latina. L’ennesimo delitto maturato in ambiente familiare, apparentemente senza spiegazione. L’assassino è un giardiniere di 54 anni, Antonio Romanelli. Intorno alle 9,30 suona al campanello dell’abitazione del fratello, Domenico, che vive sulla stessa strada, in via Cerri Aprano: «Vieni a vedere che cosa ho fatto». L’uomo sconvolto mostra i corpi senza vita dei familiari. Non c’è tempo per altro. Antonio ha chiamato pure il 113: «Venitemi a prendere - aveva detto pochi istanti prima all’operatore della Questura di Latina -, ho appena ammazzato mia moglie e mio figlio». Una volante di polizia arriva, lo carica e lo porta al commissariato di Formia. «Mio fratello - racconta lo stesso Domenico - è una persona tranquilla, in gamba. Se c’era un problema, era il primo ad aiutarti a risolverlo. Proprio ieri sera le nostre famiglie avevano mangiato assieme una pizza. A casa loro. Oggi (ieri, ndr) lo aspettavo per andare a raccogliere il grano. Che dire? Il pensiero va agli altri due figli, a Elisabetta che è sposata e ha due bambini, e a Giovanni, finanziere in servizio a Como». Antonia D’Aprano per arrotondare il budget familiare lavorava come donna delle pulizie. Il marito, lasciato il posto alle cave di zona, si era specializzato nella cura di piante e fiori. Roberto, il figlio ucciso, caporal maggiore dell’esercito a Capua (Napoli) era in licenza. Secondo alcuni vicini i tre non erano nuovi a liti, ma nulla che lasciasse presagire un simile dramma. Antonio ultimamente non si sentiva molto bene e nonostante gli esiti negativi dei vari esami medici, sarebbe stato convinto di essere malato. In casa sono stati trovati tre fucili regolarmente denunciati e centinaia di munizioni. L’omicida ieri sera è stato condotto nel carcere di Latina, dove verrà ascoltato dal magistrato.