Ammazza il vicino di casa dopo una lite per un cane

La tragedia a San Basilio: l’omicida è un giardiniere incensurato di 29 anni

Massimo Malpica

Vecchi attriti tra vicini di casa, schermaglie, insulti. Classici dissidi «da condominio», che sabato sera però hanno innescato una tragedia al civico 91 di via Fabriano, a San Basilio. Sono passate da poco le 21 quando alla polizia arriva una raffica di segnalazioni. Le prime riferiscono di un aggressione a una donna, ma le telefonate successive parlano di colpi d’arma da fuoco. Quando arriva la prima volante, sul pianerottolo del portone al piano terra del palazzo c’è un uomo steso in una pozza di sangue. È Mauro De Paolis, 46 anni. Ferito gravemente, muore poco dopo, durante il trasporto all’ospedale «Sandro Pertini»: lascia un figlio di 23 anni e due gemelli di 16.
Soccorso l’uomo, la polizia comincia a raccogliere testimonianze. De Paolis aveva un piccolo precedente penale, ma ci vuole poco a capire che la sua morte è il frutto di una lite scoppiata banalmente. Gli inquilini del palazzo raccontano che poco prima di essere ucciso De Paolis, che non era nuovo a burrascose discussioni con i vicini, aveva avuto un violento alterco con una donna a causa del cagnolino che quest’ultima stava portando a spasso. E la prima chiamata al 113 avrebbe segnalato proprio la «vivace» discussione tra i due. Una volta rientrata nel suo appartamento la proprietaria del cane avrebbe riferito dell’aggressione subita al figlio 29enne, Paolo Bombini, giardiniere, anche lui in altre occasioni coinvolto in litigi con De Paolis. Così Bombini, probabilmente esasperato ma intimorito dall’arrogante vicino, ha impugnato una pistola regolarmente denunciata e si è lanciato per le scale, raggiungendo la sua vittima di fronte al portone. Un breve botta e risposta verbale, che è servito solo ad esacerbare ancora di più gli animi, e ha scatenato la rabbia di Bombini che ha aperto immediatamente il fuoco contro il vicino di casa.
Otto colpi esplosi in rapida successione, poi De Paolis si accascia a terra, raggiunto da tre proiettili al torace e all’addome. Pochi minuti dopo arriva la prima auto della polizia, che chiama i soccorsi per il ferito e in breve individua e arresta l’omicida, incensurato, che girava in stato di shock nelle vicinanze, impugnando ancora la pistola. Dovrà rispondere di omicidio volontario. «Avevo paura che mi sparasse lui», avrebbe detto il ragazzo agli agenti che lo portavano via.