Ammazzata a coltellate: la trovano i suoi bambini

«Presto la mamma sta male». Sono le 7,45 di ieri - quando J., 7 anni, la figlia più grande di Kamila Lysadorska, scopre in un lago di sangue nel bagno di casa, il corpo senza vita della madre. Con la piccola, anche il fratellino più piccolo C., di 5 anni, che a quell’ora bussano ai vicini di pianerottolo in lacrime. Un trauma che mai dimenticheranno. Una coltellata alla gola, altre alle braccia nel disperato tentativo di difendersi: un delitto culminato al termine di una lite iniziata nel cuore della notte. Ad uccidere la donna è stato Nicolò Walter Vivado, 36 anni, dipendente di una società di pulizie dei treni residente ad Albisola Superiore. «Si, ho ucciso io Kamila», ha confessato dopo ore e ore di interrogatorio alla mobile e al pm Alessandra Coccoli che già sospettavano su di lui. E soprattutto che non avevano «abboccato» al suo tentativo di crearsi un alibi, prima cercando di disfarsi dei vestiti sporchi di sangue a Stella, nell’entroterra, e poi restando il più possibile in un bar per farsi notare.
Dopo il ritrovamento del cadavere la polizia scientifica arrivata da Genova ha effettuato un accurato sopralluogo scoprendo l'arma del delitto: un coltello da pane seghettato. Arma che è stata ritrovata in bagno dove l'omicida ha scatenato la sua furia. In mattinata era stato raggiunto dalla polizia anche l'ex marito, Roberto Pallotta, un impresario che ora abita in provincia di Cuneo: «completamente estraneo alla vicenda», si affretta a dire il suo avvocato che si è subito preoccupato dei due figlioletti. L'uomo è stato ascoltato dagli inquirenti, ma ha fornito alibi precisi su dove ha trascorso la notte. L'abitazione dove si è consumato il delitto è al terzo piano di un condominio di otto piani in via dell'Oratorio nello stesso palazzo dell'ufficio postale e non lontano dalla chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Concordia. Un quartiere popolare abitato in estate da decine di famiglie con turisti, ma anche da tanti residenti che conoscevano la donna uccisa. «Era una donna che voleva bene ai suoi due figli. Li adorava - dice una vicina di casa - la vedevo al pomeriggio qui, sotto il palazzo. Una mamma come tante altre che seguiva con amore i figlioletti. Viveva per loro».
Kamila, 31 anni, dalla prossima settimana, avrebbe iniziato a lavorare presso una cooperativa come assistente ai disabili, diploma di cui era in possesso dopo aver frequentato una scuola in Polonia. Ma la donna è conosciuta anche per un precedente di due anni fa quando nella centralissima piazza del Popolo a Savona, dopo un malore, aveva travolto una donna di 68 anni, Anna Maria Scali, poi ricoverata in modo grave all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. A tutta velocità a bordo della sua auto senza controllo la donna aveva travolto la pensionata poi trascinata fino a via XX Settembre. L'auto aveva quindi urtato contro due vetture in sosta. Successivamente era stato accertato che la donna polacca era stata colta da un malore improvviso.