Ammazzata e nascosta in un sacco. L’amico confessa: "Sono stato io"

Lei lo respinge, lui la uccide con un pugno. Poi cerca di rubare a casa della ragazza. I genitori avevano denunciato la scomparsa della giorvane giovedì scorso

da Torino

Non ha retto alle domande dei poliziotti e dopo quasi due ore di serrato interrogatorio ha confessato in lacrime di aver ammazzato la sua migliore amica. «Sono stato io, ma non so perché l'ho fatto. Le volevo bene». Ferdinando Lo Campo, operaio di 25 anni, ha colpito con un pugno alla testa la ventiseienne Sara Wasington, uccidendola. Poi ha nascosto il cadavere in un paio di sacchi neri della spazzatura e lo ha abbandonato in aperta campagna, a poche decine di metri dall'Isola del Pescatore, un laghetto artificiale tra Torino e Borgaro. All'origine del delitto, con molta probabilità, un amore non corrisposto.
È durato poco più di 48 ore il mistero della scomparsa di Sara, giovane commessa in una crêperie del centro, a Torino. Di lei si erano perse le tracce giovedì sera. Aveva trascorso il pomeriggio con il fidanzato, Simone. I due si erano poi salutati. «Vado a casa a cambiarmi - aveva spiegato Sara al ragazzo -, raggiungo gli amici nel solito bar e da lì ci spostiamo al The Beach». Al The Beach, locale torinese lungo i Murazzi del Po, Sara però non ci è mai arrivata. È andata effettivamente a bere qualcosa nel solito bar in piazza Statuto, poi è sparita. Qualcuno l'avrebbe vista salire sulla Ford Fiesta verde del suo amico Ferdinando, detto Nando. Poi più nulla, il buio.
Venerdì mattina i genitori della ragazza presentano una denuncia in questura, gli agenti della squadra mobile cominciano ad ascoltare parenti e amici della commessa scomparsa. In tanti sfilano lungo i corridoi della questura, l'unica persona con la quale gli agenti non riescono a parlare è proprio Nando. Il ragazzo non si trova fino a sabato sera, quando viene rintracciato e portato in questura. Dopo due ore di interrogatorio, Nando crolla. E in lacrime confessa il delitto.
Agli investigatori spiega di aver effettivamente incontrato Sara in un locale del centro, di aver bevuto un cocktail con lei e di averla poi accompagnata a casa. E di averla rivista un paio di ore più tardi. Ma non è così. Nel tragitto verso casa i due ragazzi discutono, litigano. Nando è innamorato di Sara e di fronte all’ennesimo rifiuto della ragazza perde la testa. La colpisce con un pugno e la uccide. Quando capisce che l'amica è morta, va a casa. Nasconde il cadavere in cantina, prende le chiavi dell'alloggio di Sara e raggiunge l'abitazione della ragazza. È in cerca di denaro, Nando. Denaro con cui poter fuggire da Torino. Entra in casa di Sara e va in camera da letto. Ma viene scoperto dalla madre della ragazza. In preda alla confusione, tenta di soffocare la donna e la colpisce alla testa. Poi fugge, torna a casa. Il mattino seguente nasconde il cadavere in due sacchi neri, lo carica sull'auto e lo abbandona in aperta campagna.
Nella sua prima versione dei fatti, Nando confessa il tentativo di rapina in casa di Sara. Nel suo racconto, però, c'è un buco. Un buco di circa due ore. Racconta di essere stato con Sara fino alle 22 di giovedì nel solito bar e di aver trascorso con lei circa mezz'ora. Lui avrebbe invece incontrato i suoi amici attorno a mezzanotte. Cos'è accaduto, quindi, tra le 22 e mezzanotte? Nando spiega di essere tornato al bar per recuperare la borsetta dimenticata da Sara sul bancone e di aver poi raggiunto l'abitazione dell'amica per consegnarla alla madre. Ma non è così: una cameriera del locale di piazza Statuto smonta il suo racconto. Messo alle strette, Nando confessa il delitto e accompagna gli agenti a recuperare il cadavere dell'amica.