Ammazzato a calci e pugni da una banda di albanesi

La vittima è un operaio italiano di 37 anni. Stava accompagnando a casa
un amico che era stato picchiato dal branco poche ore prima in
discoteca e che ora è grave. L’aggressione nei pressi dell’ospedale di
Cairo, vicino a Savona. In
quattro lo hanno tirato fuori dall’auto e pestato sulla strada

da Cairo Montenotte (Savona)

In tre o quattro l’hanno tirato fuori dalla macchina, buttato a terra, preso a calci e pugni. E poi ancora pugni e calci, tanti. Con una furia che nemmeno le bestie. Fino ad ammazzarlo. Non c’è stato niente da fare l’altra notte per Roberto Siri, savonese di Cengio, in Valbormida, operaio edile di 37 anni, che aveva cominciato la serata alla discoteca «By Spider» di una piccola località vicino a casa. E l’ha finita riverso in una pozza di sangue davanti all’ospedale San Giuseppe, massacrato da una banda di albanesi, che hanno poi fatto perdere le proprie tracce. Roberto era con altri due amici quando ha incontrato gli immigrati. La lite è scoppiata fuori dalla discoteca, forse per motivi di gelosia, magari per una parola di troppo, ma i carabinieri di Cairo, guidati dal capitano Carlo Caci, non escludono che all’origine dello scontro tra i due gruppi vi siano motivi di droga. Il fatto è che gli albanesi accerchiano gli italiani e ne scaturisce una rissa da cui esce malconcio un amico di Roberto, Salvatore Tomaselli, 44 anni, che viene picchiato selvaggiamente al volto.
Sembra finita. I tre italiani se ne vanno di corsa per far visitare Salvatore al pronto soccorso del San Giuseppe, a Cairo. Lì restano in attesa di un referto, le condizioni dell’amico non sono gravissime. Aspettano. Ma anche gli altri aspettano: le belve albanesi che nel frattempo li hanno seguiti e sono nascosti al buio nella strada fuori, con lo sguardo piantato sull’uscita del pronto soccorso. Per braccarli.
Il peggio arriva alle 4 del mattino, quando i tre amici stremati escono dall’ospedale e salgono sulla loro Opel per fare rientro a casa. Gli albanesi li inseguono a bordo di un’altra macchina che li sperona più volte costringendoli a fermarsi. È un attimo. Il branco apre le portiere e trascina giù Roberto e Salvatore. È una pioggia di calci e pugni. Salvatore è già ferito, ma gli altri proseguono a picchiarlo in faccia. Roberto viene preso ancora più di mira e alla fine, colpito alla trachea, resta senza vita a terra. Il terzo amico si salva chiudendosi in auto. Barricato. Senza poter fare nulla per intervenire nella furia omicida. Quando tutto finisce e le belve fuggono per Roberto non c’è più nulla da fare. Salvatore è una maschera di sangue e viene ricoverato in gravi condizioni al reparto di Chirurgia maxillo facciale dell’ospedale S. Martino di Genova dove viene sottoposto a un intervento.
Adesso Cairo Montenotte e Cengio sono sotto choc. A dare il via alla caccia all’uomo sono i carabinieri coordinati dal procuratore capo Vincenzo Scolastico in persona e dal sostituto Ubaldo Pelosi. «Il movente del pestaggio deve essere ancora stabilito - spiega Scolastico -, stiamo compiendo indagini per arrivare, quanto prima, ad avere un quadro più preciso di quello che è accaduto». Ieri nella stazione dei carabinieri di Cairo e in Procura sono sfilati diversi testimoni che potrebbero aiutare gli inquirenti a ricostruire almeno la dinamica precisa dell’episodio. L’amico rimasto incolume non sarebbe stato in grado di fornire indicazioni utili sulle ragioni dell’aggressione, mentre quello ricoverato è in gravi condizioni e dunque non può ancora essere interrogato.
Intanto nel Savonese è scattata la caccia all’uomo.