Ammazzato a colpi di mannaia nella macelleria del paese

Il cadavere di Ennio Bertelli, 57 anni, è stato trovato nel suo negozio. Il movente: una rapina o una questione d’affitto

da Vobarno (Brescia)

L’hanno trovato nella sua macelleria, il corpo riverso dietro il bancone, immerso in un lago di sangue e coperto di fogli e biglietti: Ennio Bertelli, cinquantasettenne di Vobarno (Brescia) è stato ucciso nel negozio che la famiglia possedeva da anni nel paese della Valsabbia. Forse a colpi di mannaia anche se, finora, l’arma del delitto non è ancora stata ritrovata. I carabinieri della compagnia di Salò, del reparto operativo di Brescia e della stazione di Vobarno avanzano diverse ipotesi per il movente: la rapina, innanzitutto; ma, anche, quella di una questione legata ai numerosi immobili posseduti da Bertelli, che erano in gran parte affittati. Ed è stato proprio uno dei suoi inquilini, entrato in negozio per pagare l’affitto, a scoprire il cadavere del macellaio: la porta era aperta; poi, a mano a mano che l’uomo entrava nella macelleria, ha visto spuntare la mano, appoggiata al bancone e, quindi, si è trovato di fronte al corpo senza vita di Bertelli, riverso nel suo stesso sangue e completamente coperto di fogli, foglietti, fatture e scontrini. Secondo una prima ricostruzione, al momento dell’omicidio il macellaio stava ripulendo il bancone del negozio - un dettaglio che farebbe risalire la sua morte a lunedì pomeriggio, quando gli esercizi di alimentari rimangono chiusi per il turno settimanale e i gestori si dedicano alle pulizie di routine. L’assassino ha aggredito Bertelli con un fendente, forse una mannaia, colpendolo con violenza fra il collo e l’orecchio sinistro; ma, secondo i primi rilievi, ci sarebbero anche altri segni di colpi vibrati con minor forza. Gli inquirenti hanno sequestrato alcuni strumenti dal negozio - un cacciavite e un coltello di grosse dimensioni - ma, sull’arma che ha ucciso il cinquasettenne bresciano, ancora non ci sono certezze. Come non ci sono certezze sul motivo dell’omicidio, anche se i carabinieri sembrano indagare soprattutto nell’ambito degli inquilini delle abitazioni di proprietà dell’uomo. Un’ipotesi avvalorata probabilmente dal fatto che i primi giorni del mese sono, solitamente, quelli in cui si paga l’affitto. Gli inquirenti avrebbero già effettuato una serie di sopralluoghi e, in particolare, avrebbero perquisito un appartamento dato in locazione ad immigrati nordafricani, da cui sono stati visti uscire con un grosso sacco pieno di indumenti. L’assassino, infatti, avrebbe lasciato una traccia: i rilievi della scientifica hanno rivelato l’esistenza di un’impronta ed è probabile che gli investigatori stiano effettuando degli accertamenti in questa direzione. Nel pomeriggio di ieri sono stati interrogati anche altri extracomunitari. Bertelli era benestante, ed era molto noto in paese, grazie alla macelleria, situata in una posizione centrale, a pochi passi dal municipio e di fronte al ponte sul fiume Chiese - ma era un uomo solitario, tutto casa e lavoro, poco incline a parlare delle sue vicende private. Da quando era morta la madre, poi, circa un anno e mezzo fa, viveva da solo nella casa di Pontegnino; da lì si era poi dovuto trasferire in paese, nel novembre scorso, dopo il terremoto che ha gravemente danneggiato la piccola frazione di Vobarno.
E intorno al suo negozio, nel pomeriggio, si sono radunate numerose persone della cittadina bresciana - fra questi Ardiccio Ferrari, fratello di una barista accoltellata nel suo locale nel gennaio del 2001: allora ad uccidere Caterina fu un immigrato, che venne arrestato dai carabinieri poco dopo il delitto. E ora che le indagini - di cui è titolare il pubblico ministero Claudia Moregola - sembrano indirizzarsi verso l’ambiente degli extracomunitari, la tensione di allora sembra di nuovo materializzarsi in questo paesino della Valsabbia: «Spero non sia stato un immigrato - ha commentato ieri Ardiccio Ferrari -; ma, di fronte a questi fatti, la ferita si riapre e con una rabbia duecento volte superiore». E accusa: «Non si è capito che cosa stava succedendo allora. Non si è fatto niente per impedire che succedesse ancora».