Amministrare bene significa anche diminuire i consumi

L’impegno dell’Anaci per formare i «gestori» dei condomìni. Molti gli atenei che organizzano master Il ruolo sociale della professione

Avvezzo al linguaggio del Codice civile, a suo agio con la contabilità e l’estimo nonché con gli aspetti tecnici e gli adempimenti fiscali della gestione dei fabbricati, l’amministratore di condominio è una figura sfaccettata, che alle doti organizzative è tenuto ad aggiungere anche quelle del buon comunicatore, pure un po’ psicologo.
Si calcola che in Italia siano 300mila, dei quali 45mila amministratori professionisti. «È quanto risulta - dice Pietro Membri, presidente di Anaci, associazione nazionale degli amministratori condominali e immobiliari - dall’ultimo censimento condotto in collaborazione con il Censis. Su un totale di circa 900mila condomìni, due terzi sono amministrati professionalmente». Ma è un numero in progressiva crescita: l'amministrazione di carattere volontaristico o familiare lascia gradualmente il posto alla forma organizzativa canonica. «Più che mai necessaria per padroneggiare la molteplicità degli aspetti legati ai diversi ambiti di specializzazione: una complessità che pone peraltro il problema del continuo aggiornamento. Per questo ai nostri 7mila associati chiediamo di seguire degli appositi corsi, acquisendo il credito formativo che consente il rinnovo dell’iscrizione». Che il mestiere dell’amministratore di condomìni possa rappresentare un valido sbocco professionale lo testimoniano i master di primo e secondo livello organizzati da un buon numero di atenei. Inoltre, di recente una sentenza della Cassazione ha dato il via libera alle società che vogliano svolgere attività di amministrazione d’immobili. «È un bene - sottolinea Membri - perché i nostri studi sono in maggioranza piccoli e questo potrebbe portare ad aggregazioni con la creazione di studi più grandi e meglio organizzati, anche sotto il profilo informatico, come già si riscontra negli altri Paesi europei». Resta il nodo del riconoscimento della professione. «Attende l’esame del Parlamento il disegno di legge cui sono affidati, con l’impronta della liberalizzazione, il riordino dell’accesso alle professioni intellettuali, la riforma di albi e ordini, il riconoscimento delle associazioni e la disciplina delle società professionali. Abbiamo tutte le carte in regola per ottenere il mandato a certificare i nostri associati per lo svolgimento dell’attività. Non ce lo dovesse concedere il legislatore, è comunque un imprimatur che ci verrà dal mercato».
Anaci, che conta 105 sedi in tutte le province italiane e che rivendica per gli amministratori professionali un ruolo sociale, si concentra su alcuni tra i temi più «caldi», dal risparmio energetico con l’uso delle fonti alternative all’abbattimento delle barriere architettoniche. «Il nostro impegno - afferma il presidente - è produrre e diffondere la cultura del condominio, a partire dagli articoli del Codice civile, per giungere al ventaglio delle conoscenze che formano il bagaglio di un buon amministratore. Il quale deve aiutare i condomini nelle loro scelte, sfruttando le capacità e le esperienze acquisite. Ecco allora le ripetute iniziative di formazione e di specializzazione, anche in collaborazione con le università, accanto alle conferenze e agli eventi convegnistici; da questo mese fino all’autunno del 2008 il sodalizio ha programmato 80 appuntamenti in tutta Italia. E non mancano quelli dedicati alla riqualificazione energetica degli edifici, «perché anche la gestione dei risparmi, che suggerisce l’uso di fonti rinnovabili o la conversione degli impianti, deve rientrare tra i compiti dell’amministratore professionista».