Amministrative, il Polo lancia la «campagna di primavera»

Sarà una prova politica significativa: 12 milioni di elettori, 800 comuni. Fi: «Trasformeremo in consenso le intenzioni di voto dei sondaggi»

da Milano
Si voterà in oltre 800 Comuni, fra i quali a Genova, L’Aquila, Reggio Calabria, Palermo e altri 23 capoluoghi. E in otto Province: Genova, Ancona, Campobasso, Vercelli, La Spezia, Varese, Como e Vicenza. In tutto dodici milioni di elettori chiamati alle urne da Nord a Sud per eleggere sindaci, presidenti e consiglieri. La prossima tornata amministrativa che si svolgerà in primavera è rilevante sia per il numero e l’importanza delle istituzioni interessate sia perché è il primo test elettorale nazionale dopo l’insediamento del governo Prodi.
Le strategie. I dubbi sulla valenza politica del voto sono fugati dai responsabili per gli enti locali dei due maggiori partiti italiani Mario Valducci, deputato di Forza Italia, e Silvana Amati, senatrice dei Ds. Il primo dice: «Vogliamo politicizzare il più possibile le prossime amministrative per tramutare in consensi elettorali le intenzioni di voto manifestate dai sondaggi». La seconda spera che si andrà alle urne «in maggio, quando credo e auspico che la Finanziaria avrà dato i suoi primi effetti positivi». Ulteriore elemento di interesse è costituito dalla situazione di partenza: delle Province chiamate alle urne quattro sono amministrate dal centrodestra (Vercelli, Varese, Como e Vicenza) e le altre (Genova, Ancona, La Spezia e Campobasso) dal centrosinistra; e i due schieramenti sono sostanzialmente pari anche nei Comuni capoluogo. «I1 nostro obbiettivo - dice Valducci - è andare ben oltre il dato di partenza». Molto meno ottimista la Amati, che non si nasconde la difficoltà di «ripetere i miracoli a Monza e Verona». In sintesi, l’Unione, alla quale un pareggio andrebbe benissimo, punta a una sconfitta onorevole e mette già le mani avanti. Con la speranza di non ripetere l’esperienza del Molise dove, ammette Amati, «abbiamo perso peggio del previsto». Il centrodestra invece scommette sulla riconferma dei suoi sindaci e sulla conquista di città attualmente governate dagli avversari, prime fra tutte per l’appunto Monza e Verona. Anche per l’importanza del test, gli schieramenti sono già da tempo impegnati nella scelta dei candidati: il centrodestra cercando indicazioni nei sondaggi locali, («credo nella loro scientificità», spiega Valducci) il centrosinistra puntando sulle primarie quale strumento di propaganda («in fondo servono anche a mobilitare gli elettori», osserva Amati).
Il fattore Udc. A qualche mese dalle amministrative il «quadro nazionale», determinato dall’orientamento dell’opinione pubblica rispetto al governo e dai temi politici all’attenzione dei mezzi d’informazione, penalizza dunque la maggioranza. E rassicura di converso l’opposizione, che pure è alle prese con lo strappo di Casini dal resto del centrodestra. «A livello locale - assicura Valducci - i rapporti con l’Udc sono molto buoni e anche a livello nazionale è stata manifestata la disponibilità a correre insieme». Ci saranno candidati sindaco del partito di Casini sostenuti da tutto il centrodestra? «Certo - dice senza esitare il responsabile azzurro per gli enti locali -: perché l’Udc ha sindaci in carica, che saranno ricandidati, e perché è una forza politica molto radicata in alcune aree del Paese».
Il dibattito sulle primarie. Penalizzato dal quadro nazionale, il centrosinistra ha anche qualche problema a livello locale. Amati scherza su Genova, roccaforte del centrosinistra governata da Giuseppe Pericu al suo secondo mandato: «Abbiamo grande qualità e grande quantità di candidati». In realtà i Ds non sanno ancora su chi puntare. Alle primarie di partito l’eurodeputata Marta Vincenzi ha conquistato il 55% dei voti mentre il suo contendente Mario Margini, ex segretario regionale della Quercia, si è fermato al 45%. L’ultima parola spetterà al congresso dei ds genovesi. Ma poi ci saranno le primarie di coalizione, alle quali Prc ha già annunciato che si presenterà con un suo candidato.
Situazione diversa a Palermo, dove governa il Polo che con tutta probabilità ripresenterà il sindaco uscente Diego Cammarata e il centrosinistra si prepara alle primarie che rischiano di essere il bis di quelle per le elezioni regionali che hanno visto la riconferma del governatore Salvatore Cuffaro. Alla candidatura dell’ex primo cittadino Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei valori, i Ds opporranno sicuramente un loro candidato. «O una candidata», tiene a precisare Amati.
I casi locali. L’Italia degli ottomila campanili, tanti sono i Comuni del nostro Paese, offre nella prossima tornata elettorale situazioni per tutti i gusti. Solo qualche esempio. A Como, roccaforte della Cdl, dove si voterà sia per il sindaco sia per il presidente della Provincia, il segretario della Margherita Paolo Furgoni ha già detto che di primarie per il candidato sindaco del capoluogo non se ne parla nemmeno. E An, attraverso Alessio Butti fa sapere di non sentirsi più vincolata al «dogma» di un sindaco necessariamente di Forza Italia. A Piacenza l’ex presidente della Provincia della Margherita Dario Squeri lavora al cosiddetto grande centro e non si può escludere che l’Udc correrà in competizione con il resto del centrodestra. E chissà che anche la Margherita non decida di sganciarsi dall’Unione, visto che il suo sindaco uscente, Roberto Reggi, è per così dire ancora sotto osservazione da parte degli alleati. A Parma, unico capoluogo dell’Emilia Romagna non governato dal centrosinistra, c’è una lunga e trasversale tradizione di liste civiche. Tanto che Amati parla di «situazione delicata». Le probabilità che il sindaco uscente, Elvio Ubaldi, sostenuto dalla sua lista e dal centrodestra, sia rieletto sono molto alte.