Amnistia, Pannella accusa Ds e Margherita

Il presidente della Quercia se la prende con la Finocchiaro: «È dagli anni ’90 che non passano provvedimenti di clemenza»

Marianna Bartoccelli

da Roma

L’amnistia tiene alta la polemica dentro l’Unione il giorno dopo la doppia bocciatura della legge che puntava a varare un gesto di clemenza per i detenuti. Una bocciatura determinata da un voto trasversale che ha visto, con un accurato gioco d’aula, Ds e Margherita compatti con Lega e An. Lo stesso Massimo D’Alema dal tavolo della conferenza nazionale dei Ds sulla giustizia non rinuncia a un tono di polemico rimprovero nei confronti di Anna Finocchiaro, la responsabile giustizia della commissione parlamentare, che ha portato il proprio gruppo parlamentare alla bocciatura della legge, rivendicando ancora ieri, alla stessa conferenza, la necessità di quel voto.
E D’Alema, che era stato tra i protagonisti della marcia per l’amnistia promossa da Marco Pannella, ha tentato di prendere le distanze: «Per un centrosinistra che si candida è importante tenere viva la questione della necessità di un atto che ritengo insieme di umanità e saggezza» - ha affermato quasi a garantire che per i Ds sarà uno dei primi atti della nuova legislatura. Non mancando di criticare la Finocchiaro, che aveva spiegato che non si può fare un ricorso continuo all’amnistia: «Non è certo un provvedimento che viene varato tutti gli anni - ha replicato D’Alema - non se ne fanno dai primi anni '90». Ma le critiche più dure arrivano ovviamente da Marco Pannella: «Terrorizza - ha dichiarato il leader radicale in una intervista al Corriere della Sera - l’assoluto distacco dei Ds e della Margherita da problemi sociali come quello della giustizia: in Italia ci sono 9 milioni di processi aperti, che riguardano almeno 20 milioni di persone. E loro invece si occupano di istanze proposte da vecchie sigle statali o parastatali».
La critica di Pannella non riguarda solo i due principali alleati dell'Unione. «C'è uno schieramento - spiega - che va da Bossi a Violante, passando per An, che con il no di Margherita e Ds ha giustiziato questa iniziativa riformatrice, legalizzatrice, umanitaria. Sono quelli che di solito fanno demagogia: questa volta hanno fatto solo una indegna coalizione destra-sinistra, non solo sulla pelle dei detenuti, ma della giustizia, dello Stato». A Pannella fa eco anche Emma Bonino: «Si è venuto a creare uno schieramento che va da Bossi a Violante, passando per An. Come può una coalizione che si ritiene alternativa alla destra becera affossare una grande questione sociale insieme a quella destra?». Concludendo: «Ds e Margherita sono cinici. Vederli votare con la destra è insopportabile». Punta il dito contro i partiti di sinistra anche Benedetto Della Vedova, leader radicale che ha scelto di restare nel centrodestra: «Molti degli argomenti di An e in particolare della Lega contro l'amnistia e l'indulto sanno di forca, ma questi partiti hanno tenuto una posizione risaputa e per questo onesta: contraria in via di principio. Ma che dire degli argomenti di quelli che hanno mandato tutto in vacca perché non se la sono sentita di votare un'amnistia per i presunti innocenti accusati di reati assai meno gravi, e ancora appesi a processi non conclusi pur se riferiti a reati vecchi di almeno cinque anni?».
Anche Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne dei Ds, giudica come fatto «gravissimo e disumano» la bocciatura della legge. Mentre la Rosa nel pugno di Bologna stigmatizza la decisione della Camera e considera una «grave responsabilità quella che si sono assunti Ds e Margherita insieme ad una parte del centrodestra». Malumore anche tra i verdi. Il deputato Mauro Bulgarelli considera l'ennesima bocciatura di amnistia e indulto, «un drammatico errore e deve far riflettere anche all'interno dell'Unione». Rilancia l’iniziativa per il 60 anniversario della Repubblica il verde Paolo Cento, che sostiene che «il dramma delle condizioni di vita nelle carceri dovrà stare al primo posto nell'agenda della prossima legislatura». Durissimo il giudizio anche di Luigi Manconi, presidente dell’associazione per le libertà: «Un fantastico risultato davvero. Ci voleva tutta l'intelligenza tattica e strategica (e non solo) dei massimi cervelloni dell'Unione per ottenere il fantastico risultato sancito ieri».