Amnistiata la Bhutto, può rimpatriare

da Washington

Un bis atteso e pur tuttavia pieno di significato. Meno caloroso eppure più emotivo. Carico di segnali storici, patriottici e sentimentali eppure centrato in buona parte sull’economia. Questo il bilancio, evidentemente provvisorio, al termine della prima giornata della visita a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, del presidente della Corea del Sud. Non una «primizia» assoluta (accadde già una volta sette anni fa) ma reso particolarmente significativo da molti studiati dettagli.
Il primo presidente sudcoreano a incontrare il leader Kim Jong-il fu, nel giugno 2000, Kim Dae-jung, un personaggio di rilievo nella campagna per i diritti umani e dunque anche un oppositore del regime autoritario sudcoreano oltre che della dittatura nella Corea del Nord. Arrivò in aereo, fu accolto con un abbraccio, aveva sulle spalle il prestigio di un premio Nobel per la pace. A Roh Mooh-yun, suo successore a Seul, manca questa aureola: è un politico di professione, nel complesso capace, ultimamente poco fortunato, sta per lasciare la presidenza e, nella campagna per la elezione del suo successore fra due mesi, il candidato del suo partito è nettamente indietro rispetto al rappresentante dell’opposizione di destra. Tuttavia Roh ha saputo fare del nuovo. Non è volato nella capitale del Nord ma ci è andato in macchina, soluzione fino a poco tempo fa impensabile.
Ciò gli ha concesso di attraversare a piedi quella che non si può neppur chiamare frontiera ma soltanto «linea di demarcazione», perché fra i due Paesi dopo una guerra cominciata 57 anni fa non è stato ancora concluso un trattato di pace ma si vive in regime di armistizio molto armato. Così ha colpito l’immagine del presidente sudcoreano che, accompagnato dalla moglie, ha attraversato la «fascia» a piedi, posandoli su un «nastro» di plastica gialla con le scritte «pace e prosperità». Roh ha espresso la speranza che «molti altri imitino e che con i loro piedi cancellino col tempo questa linea». Poi è risalito su una Mercedes nera blindata per tre ore e mezzo di traversata della mezza patria proibita. All’arrivo a Pyongyang è stato accolto da migliaia di bambini che agitavano fiori di carta rosa e, sorpresa rispetto al protocollo, non dal numero due del regime, ma da Kim Jong Il in persona la cui comparsa ha suscitato «applausi da scuotere la terra e il cielo». E che non ha abbracciato l’ospite ma si è limitato a stringergli la mano ed è apparso freddo e riservato, senza condividere il largo sorriso di Roh per le telecamere. La festa grande è prevista per domani sera, alla conclusione del vertice: un grandioso spettacolo di ginnastica artistica davanti ad almeno 150mila spettatori nello stadio principale di Pyongyang, che è il più grande del mondo e che è, fedeltà dei nomi, intitolato al 1° maggio.
Fra la cerimonia di apertura e quella di chiusura la sostanza dei colloqui, centrati su due temi. Uno sottovoce e un po’ obliquamente, la questione nucleare, l’altro in piena luce: i rapporti commerciali fra le due Coree. Non a caso fra i 200 accompagnatori di Roh nella sua riscoperta del Nord c’erano numerosi uomini d’affari sudcoreani, pronti ad entrare in azione nel Nord non appena la situazione politica lo consente e alcuni dei quali già attivi. Seul può gettare sul tavolo dei negoziati un rinnovato boom economico dopo le incertezze di fine secolo e ha dunque i mezzi per portare avanti la sua politica generosa e cauta ad un tempo nei confronti dell’altra metà del Paese. Nessun coreano del Nord può parlare di riunificazione politica, tutti i coreani del Sud la ritengono auspicabile ma prematura. Se c’è un esempio che la Corea non vuole seguire è quello della Germania, che è costato semplicemente troppo.