Tra amore e guerra il concerto di Ruggeri

Stefania Grazioso

«Quando sogno non ho età» così recita una delle canzoni dell'ultimo album di Enrico Ruggeri che stasera sarà al centro del concerto al Politeama Genovese. Non ha età davvero la sua musica, anche se il cantautore contesta il fatto che quando il tuo nome è sull'antologia della musica oltre ad esserne lusingato hai la netta sensazione del tempo che passa, del fatto che hai fatto la «storia». Il suo cd, che Ruggeri presenterà oggi alle 16 alla Fnac di via XX Settembre, in verità non ha nulla di obsoleto, è assolutamente un quadro attuale della realtà attorno a noi.
Perché hai scelto un titolo come «Amore e Guerra»?
Se avessi prodotto questo lavoro negli anni settanta l'avrei chiamato «Il Pubblico e il Privato», perché racconto dei sentimenti forti nella vita; l'amore è l'interiorità, i rimpianti, lo struggimento, l'allegria; la guerra è la tv, il dolore, l'indifferenza. Racconto la mia verità sul mondo cercando di farlo con intensità.
E tu hai rimpianti?
No, nessuno. Dopo 23 album non ho mai ceduto alle pressioni del mercato discografico, non ho mai permesso a nessun direttore artistico di entrare in sala di registrazione.
Non sei uno schiavo del successo, hai percorso durante la tua carriera più strade musicali?
Per fortuna non sono soggetto al successo, alle regole del sistema. Musicalmente sono spinto dalla mia curiosità. Oggi molti artisti hanno la disperata voglia di piacere a tutti i costi, e per il successo sono disposti a ripetersi pur di mantenerlo. Io, No. Ho guardato alle nuove e più variegate melodie. Sono partito dal Punk, poi il Rock, le ballate e spesso e volentieri ho proposto incursioni jazz nei miei brani.
Per l'appunto nel tuo ultimo cd che «incursioni musicali» ci sono?
Parecchie, ho spaziato: c'è il jazz, le ballate, il rock e tanta melodia. Ho centrato l'attenzione sulla qualità sonora. C'è un pezzo con una «penetrante» incursione d'archi, la musica l'ha composto Andrea Mirò( sua moglie ndr). Pensa l'ha scritta mentre allattava nostro figlio. È l'unica artista che conosco che scrive musica senza lo strumento. La musica è già nella sua testa.
«Amore e Guerra» è anche un lavoro divertente e spumeggiante, adatto a valorizzare le tue capacità istrioniche, che presenta le tue nuove canzoni in un recital teatrale che si preannuncia ricco di contenuti ironici e poetici.
Sì, ho voluto dare una svolta alle mie canzoni scrivendo con ironia. Oggi l'ironia si sta perdendo. È un'evoluzione per dire quello che si pensa in modo incisivo ma non invasivo.
Un Ruggeri più diplomatico?
Sono cambiato da quando avevo diciotto anni, sono più riflessivo ma non sono più diplomatico, perché la diplomazia implica la codardia; io preferisco dire che ho altri veicoli stilistici per esprimermi al meglio.
Comunque sia ti esprimi in «poesia», da dove trai l'ispirazione?
Dall'esasperazione dei dettagli. Quello che per la gente è comune per me non lo è. Come per il brano «L'uomo dei traslochi», osservando i dettagli di un trasloco in città ho trovato lo spunto per il testo.
Dai un consiglio e un cattivo esempio ai giovani?
Come buon consiglio dico di ragionare con la propria testa. Come cattivo esempio, c'è l'imbarazzo della scelta, c'è un mondo sguaiato e finto che ci circonda. Vorrei ricordare ai giovani che l'essere famosi non è una qualità morale.