Amore, patria, passione «Aida» continua a sedurci

La storia della principessa etiope innamorata di Radamès messa in musica da Verdi torna alla Scala dopo 21 anni di assenza

Lorenzo Arruga

Aida è qui fra noi, da quanto? Dite: da sempre. Eccessivo: dalla vigilia del Natale 1871, quando al Cairo cominciò la sua vita trionfale, continuata alla Scala un mese e mezzo dopo con trentadue chiamate in palcoscenico per l'autore e poi via via sùbito in tutto il mondo. Adesso che ritorna alla Scala dopo 21 anni e la sua immagine si diffonde per la città attraverso i teleschermi e la sua voce anche in tutt'Italia e altrove per radio, vogliamo prepararci ad accoglierla, ricordarci chi sia?
Aida è etiope, vive nella natura vergine di luoghi nitidi e misteriosi. La sua pelle è nera, i suoi movimenti sinuosi, può arrivare nascostamente o annunciata, ma è sempre rapida e furtiva nel suo aspetto, nei suoi passi. Aida è il nostro sogno d'un continente sconosciuto, il nostro bisogno di capire altre civiltà, la nostra voglia di smemorarci.
Aida aveva cominciato bene la sua vita. Principessa del suo Paese, rispettata ed amata. Poi gli Egizi avevano invaso le sue terre, si era al tempo dei Faraoni, e l'avevano catturata schiava. Non sapeva nessuno quale fosse la sua stirpe e il suo rango, ma era bella, intelligente, l'avevano assegnata come per destino alla Principessa Amneris. Viveva dolorosamente trasognata, Amneris capiva e non capiva perché una certa gioia misteriosa ogni tanto in lei trapelasse, e perché quando parlava d'amore le sue parole scivolassero veloci nella breve voluttà di sospiri invano trattenuti.
Aida aveva un amore. Come uomo, aveva scelto bene: ardito, invidiato, innamorato: l'avevamo visto e sentito sùbito incantarsi nel pronunciare il suo nome: «Celeste Aida», come un'esclamazione o una preghiera, e nella voce squillante godere della promessa per lei d'un trono al sole. Ma c'era un guaio: lui era un guerriero, destinato addirittura a comandare l'esercito proprio contro il popolo etiope che andava meditando ribellione contro gli oppressori... Conflitto lacerante: quando, nel tempio di Iside, era stato consacrato alla vigilia della guerra come capo eroico e fatale, tra i fumi e le arpe e i cori sussurrati e devoti ad Aida era sfuggito un grido: «Ritorna vincitor!». E presto s'era spaventata di se stessa: «Vincitor del padre mio, dei miei fratelli?».
Aida aveva una rivale. Un guaio doppio: Radamès, tale il nome del suo fidanzato segreto, era concupito ed amato anche da Amneris, sempre più gelosa e insospettita. Un giorno in cui Aida trepidava senza notizie sulla guerra, Amneris decise di metterla alla prova. Tra i profumi degli aromi, le danzette dei giovinetti schiavi mori e l'ondeggiare dei ventagli di piume, nelle volute sospirose del canto, come in un sogno esotico liberty, finse con lei che Radamès fosse morto, e Aida s'angosciò in grida ripetute; poi rivelò che viveva e Aida irruppe in un sontuoso urlo di gioia. E venne il giorno e l'ora del trionfo. Sfilavano truppe e truppe, carri militari, insegne, vasi sacri, statue degli Dei al suono e al ritmo delle trombe di guerra nella scansione di marcia irresistibile e crudele. Vennero gettati ai piedi del Faraone i prigionieri.
Aida aveva un padre, Amonasro: lo riconobbe con un fremito tra i vinti incatenati. Grosso e selvaggio: nessuno avrebbe immaginato che fosse il Re degli etiopi, che peraltro era stato dato per morto. Nessuno poteva conoscere la sua astuzia di guerrigliero indomabile, nessuno la sua violenta sete di vendetta e libertà, Amonasro chiese alla figlia di non farlo capire: e quando il trionfatore generosamente chiese ai Faraoni, il Grande Sacerdote lo indicò come necessario ostaggio, pegno di pace, padre della schiava di Amneris. Di Amneris, promulgò il Faraone, che sarebbe andata in sposa al generale trionfatore Radamès.
Aida aveva una patria, che amava. Era la terra donde veniva il Nilo, e sulle rive del Nilo, nel luogo sacro delle preghiere e dei giuramenti, si trovò nella notte ad invocare, nella voce che si accendeva e si purificava lassù come in un luogo inarrivabile dell'anima, quei cieli azzurri, quelle fresche valli, quelle sue profumate rive. Era venuta al convegno con Radamès, pronta all'addio e a morire, nei cupi vortici del fiume fatale. Ma Amonasro di nascosto l'aveva seguita, e balzò fuori dalle piante a insinuarle l'eroico e crudele veleno del riscatto. Poteva avere tra le mani il destino della patria, carpire quale fosse il passaggio segreto delle truppe egizie o gettare nello sterminio la sua famiglia e il suo popolo: figlia sua rinnegata e schiava dei Faraoni. Sentiamo il battito del pianto, il crescere dello sgomento in lei: ma obbedirà.
Aida aveva un fascino misterioso, sensuale: il trepidare della notte era nelle sue parole, quando arrivò Radamès per prometterle un futuro quasi regale non si sa come e quando.
Radamès era un generale: o risolveva tutto con la guerra o non sapeva come difendere se stesso. Aida lo persuase in fretta a fuggire con lei tra le foreste piene di balsami e i templi d'oro della sua terra. Ma, sopraffatto, a lui sfuggì quasi come non più importante, il luogo segreto da non rivelare. E in un momento accadde tutto: Amonasro balzò fuori dal nascondiglio ove si era celato, e Amneris col suo seguito, venuta anch'essa in quel luogo fatale, scoprì il suo doppio tradimento. Radamès, sconvolto e svuotato, si consegnò al Grande Sacerdote.
Aida aveva una qualità tutta sua: capiva e presagiva e decideva. Aveva previsto che invano avrebbero cercato di far discolpare l'amato; quello che invano Amneris pronta a tutto pur di riaverlo avrebbe tentato, fino a scagliarsi contro i giudici del processo. E poi aveva visto schiudere la tomba destinata ai grandi traditori. E là si fece trovare, di nascosto, nel buio, quando vi scese per sempre Radamès. Ma la loro non fu disperazione. Nel momento terribile e segreto, uno vicino all'altra, le voci che si univano piano come in uno sforzo immenso, spinte da riverberi arditi di suoni, sentirono che sul loro amore finalmente si dischiudeva il cielo.
Aida ha un librettista, Ghislanzoni, che, con mille suggerimenti del suo musicista, ha preso la favola storica d'un Egitto verosimile nei dettagli e vero nell'invenzione, e ne ha fatto una storia di parole per musica. E ha un musicista, Giuseppe Verdi, che ne ha fatto un mito, non di quelli lontani da studiare e venerare, ma di quelli da amare, giorno per giorno, e per questo Aida sembra da sempre vivere tra noi.