«Amori, film, storia d’Europa: ecco la fiction sulla mia vita»

La Cardinale è protagonista di una miniserie in sei puntate girata dal marito regista Squitieri

da Parigi

«L’idea del film è tutta ed esclusivamente di Squitieri», confida la Cardinale con quella tenera voce di gola divenuta negli anni l’equivalente di una musica sincopata, capace di brusche impennate e di improvvisi sussulti, che ancor oggi soggioga le platee. Nonostante siano passati cinquant’anni da quando, strappata dal liceo di Tunisi, fu collocata in Goha le simple, accanto a una star del cinema di nome Omar Sharif. Ora arriva Io Claudia - Storia di un’italiana, il film tv prodotto con Odeon Tv, in trattativa per andare in onda anche su Sky.
«Senza Pasquale», confessa dal fondo sala della Brasserie Lipp dove mi ha dato appuntamento in questa torrida estate parigina, «quello strano film non sarebbe mai nato».
Strano, e perché? Vuole spiegarmelo?
«Un giorno Pasquale, leggendo un giornale che riportava le preferenze politiche di un divo della canzone, commentò acidulo: “Una volta si sarebbe dato spazio a un filosofo o a uno scienziato, oggi invece chi fa da veicolo trainante è chi intrattiene il pubblico”. E subito aggiunse: “In fondo i media hanno ragione. Anche tu, coi tuoi film e i tuoi spostamenti intorno al mondo, hai fatto la storia d’Italia e di tutti i Paesi che ti hanno visto ospite privilegiata. Quindi ho deciso, nel mio prossimo film racconterò la tua vita”».
E lei come ha reagito?
«Sono scoppiata in un riso irrefrenabile. Non ero, non sono, mai mi sentirò un’eroina da romanzo. Ma lui insistette: “Ripercorrerò i punti salienti della tua vita pubblica e delle tue avventure professionali. Lasciandoti libera di improvvisare, davanti alla macchina da presa, reazioni e stupori, incanti e risentimenti che nutri da anni nei confronti dei registi, dei partner, degli amici con cui hai condiviso rischi e trionfi, pericoli ed emozioni. Fidati di me, e non te ne pentirai”».
Non mi dica che l’ha assecondato senza fiatare...
«Ho voluto vedere fino a che punto sarebbe arrivato. In fondo correre l’avventura è il bagaglio insostituibile di un’attrice, mi sono detta. E i fatti mi han dato ragione».
Alla fine sarà una miniserie per la Tv in sei puntate, prodotta da Odeon Tv. Dove avete girato?
«Quasi interamente a Parigi. Abbiamo iniziato il 4 giugno alla sede dell’Unesco, il luogo-simbolo della Cardinale della maturità, quella che è da otto anni una delle ambasciatrici di questa prestigiosa istituzione, per proseguire a bordo di un bateau mouche. Dove, solcando le acque della Senna in compagnia di Jacques Perrin, abbiamo evocato tra un sorriso e una lacrima i bei tempi della Ragazza con la valigia, il film che interpretammo insieme nell’Italia del boom economico».
Ma non vi sarete fermati lì, vero?
«Assolutamente no! Dato che, i giorni successivi, ero attesa in Comune da Alain Delon, poi mi han voluto al Centre Pompidou e infine all’Institut du Monde Arabe».
Questo in Francia. Ma l'Italia? E la Tunisia?
«Per l’Italia bastavano gli spezzoni dei miei film e per la Tunisia le tracce, le testimonianze, i ricordi della giovinezza. Ne è nata un’opera particolarissima: è più di un film a soggetto e meno di un documentario. Una testimonianza sul campo di come si è evoluta l’Italia ed è cambiata l’Europa attraverso la mia immagine».
Lo vedremo in Italia o no?
«Certamente. Anche se forse, prima, il pubblico lo vedrà a Cannes dove lo vogliono assolutamente presentare».
Ma la vita di una creatura umana non si riassume nella sola esistenza pubblica. Possibile che, in Io Claudia - Storia di un’italiana, si ripercorrano le tappe salienti di una carriera?
«La mia vita c'è, eccome. Con tutte le speranze, le sconfitte, le ritorsioni e le indebite ingerenze che mi hanno accompagnato».
Può farmene un esempio?
«Come e più di quel che racconto in Mes étoiles, il mio libro autobiografico uscito anche in Italia, nel film racconto senza mezzi termini l’odissea vissuta sulla mia pelle negli anni dei miei più grandi successi quando, alla Vides di Cristaldi, ero poco più di un’impiegata».
Impiegata!? Non le sembra di esagerare?
«Per niente! Con la scusa di impiegare nella sua casa di produzione anche mio padre e mio fratello, Cristaldi mi usava come una sorta di avatar, un capitale mobile costantemente ai suoi ordini. Continuando a lavorare alle sue dipendenze, ignoravo la mia forza contrattuale e non mi preoccupavo delle mie quotazioni di mercato. Nemmeno quando giravo in California».
Già, Hollywood. Possibile che là, nella fabbrica dei sogni, nessuno le abbia aperto gli occhi?
«Ero un’attrice in prestito, non la scritturata di una major».
Forse se ci fosse rimasta...
«L’idea di sradicarmi dall’Europa, di abbandonare per sempre le mie radici, mi faceva paura. Una contraddizione per una nomade come me che accetta senza batter ciglio di lavorare a quaranta gradi sottozero tra i ghiacci dell’Artide o a cinquanta gradi all’ombra nelle selve dell’Amazzonia».
E adesso che è finalmente libera, cosa ci prepara Claudia Cardinale?
«In Italia vorrei continuare col teatro che, negli ultimi tempi, mi ha dato grandi soddisfazioni. Non ultima quella di aver ricevuto a Paestum per Zoo di vetro, il premio - come si dice in America - della most money making star dell’anno. Conferito alla protagonista dello spettacolo che ha registrato, la scorsa stagione, il record degli incassi».
E il cinema?
«Mi vogliono in Canada e mi desiderano in Tunisia. Un bel problema: tradirò o no la mia patria d’origine per esplorare il prossimo mondo sconosciuto?».