«AMORI» INTRIGANTI E BEN RECITATI

Sembra una storia vera. O è finta? Il solito dilemma televisivo di questi ultimi anni, da quando i reality si sono divertiti a mischiare pervicacemente i confini del vero e del verosimile, si scioglie solo al momento dei titoli di coda: liberamente ispirato all'opera La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. Così recitava la puntata di domenica scorsa di Amori (Raitre, ore 23,30): Simona Ercolani aveva appena finito di raccontare, con continui cambi di inquadratura fra una ragazza russa chiamata Janett e il suo attempato amante Giorgio, la storia del loro amore contrastato dalla mamma di lui. La risposta alla domanda iniziale (storia vera oppure no?) è tutta racchiusa in quella dicitura «liberamente ispirato». E diciamo subito che l'ispirazione è stata nel frangente particolarmente libera. In quanto La serva padrona racconta la storia di Serpina, serva di Uberto, che per farsi sposare dal suo padrone traveste da soldato l'altro servo Vespone facendolo passare per un corteggiatore intenzionato a chiederla in moglie e solo a quel punto Uberto capitola e la impalma, un po' per gelosia ma anche per non pagare la dote richiesta. Qui invece, nella trasposizione televisiva, Janett circuisce Giorgio prima facendo la badante nella casa abitata anche dalla madre di lui, che la prende in antipatia e poi facendosi mettere incinta sino a lasciare nel pubblico il dubbio se il suo sia «vero amore» (come giurerebbe la De Filippi) oppure no. Quindi i dubbi rimangono, ma in questo caso sono in un certo senso dubbi d'autore, ben avallati da una recita credibile e a suo modo stuzzicante. Sono particolarmente azzeccate, più che le storie prese come spunto da Amori (tra cui La Traviata, Don Giovanni, Carmen, Così fan tutte, Aida), soprattutto le facce dei loro interpreti. Facce di gente comune, ma capaci di imprimersi nella memoria del telespettatore. Facce ben scelte, che valgono da sole il prezzo del biglietto, cioè del tempo che si passa davanti al programma. Il resto è affidato a una sorta di improvvisazione guidata, di canovaccio che ha l'abilità di mantenere il racconto (affidato non solo ai due amanti, ma anche a una voce fuori campo che fa da filo conduttore) su un piano di verosimile spontaneità. Anche se travestito di intenzioni colte e venato di qualche connotazione documentaristica, Amori appartiene pur sempre alla famiglia del reality. Però è un tipo di reality cui viene cucita addosso una veste ben tagliata, di stoffa buona e non dozzinale, tanto da risultare gradevole alla vista e anche al tatto. Ha un modo di presentarsi intrigante ma dignitoso, al contrario di tanti altri esempi di televisione incapaci di miscelare il vero e il verosimile con la dose sufficiente di tatto e di perizia.