Amori da soap indiana per pollastrelle europee

I n un paio di décolleté bianche, tacco dieci o forse dodici, avvolta in un vestitino dai cangianti riflessi tra il verde acqua e l’oro, con una messa in piega alla «perché io valgo» e accanto a lei una macchina da scrivere dell’epoca di Rabindranath Tagore con un foglio immacolato nel carrello, giusto per ricordare che si sta parlando di una romanziera, l’indiana Tishani Doshi ammicca ai lettori dalle pagine di un vendutissimo settimanale femminile italiano, che le ha dedicato pure la copertina. «Vi sembro troppo bella per scrivere poesie?». Dipende dalle poesie. Harold Bloom chiederebbe subito: siamo dalle parti di John Donne, di Antonia Pozzi o del blog di mia nipote quattordicenne?
Intanto, potrete incontrare Tishani Doshi in tutto il suo splendore pubblicitario giovedì, venerdì e domenica prossima al Salone del Libro di Torino, dove l’India, soprattutto quella al femminile, è il Paese ospite, festeggiato con una serie di incontri e tavole rotonde. È un’ottima occasione per verificare sul campo il valore della nouvelle vague letteraria indiana, un fenomeno editoriale (in lingua inglese) che sta conquistando gli scaffali delle nostre librerie, anche grazie alla scaltrezza degli editor italiani, che sanno bene su che pedale spingere. Il titolo del recentissimo libro della Doshi, per dire, si intitola Il piacere non può aspettare (in originale è The pleasure seekers, e non è un porno, Feltrinelli, pagg. 316, euro 18). Racconta lo scombinarsi di una famiglia indiana tradizionalista nel momento in cui il rampollo Babo conosce un po’ troppo da vicino - carnalmente - l’atmosfera londinese. Il paradosso non è che l’India millenaria stia vivendo davvero questa «liberazione» e che ami raccontarla, ma che tali storie possano ancora interessare le lettrici occidentali: liberate, emancipate e persino annoiate ormai da decenni. Per chi non riuscisse a vederla a Torino, Tishani Doshi sarà il 20 maggio a Venezia, per il festival Incroci di Civiltà.
Altra scrittrice presente al Salone (venerdì e sabato) è l'ex-modella e autrice chick lit Shobbaa Dé, di cui Tea ha appena dato alle stampe una «lettera d’amore alla mia terra»: India Superstar. Da incredibile a inarrestabile (il titolo è davvero così anche in originale, senz’ombra di ironia, pagg. 352, euro 12). Dopo i romanzi Ossessione, Notti di Bollywood e Sorelle, Shobbaa Dé scrive un ritratto dell’India dettagliato ma anche parecchio standard e scontato. Per compensare, si potrebbe recarsi all’incontro - venerdì - con Kiran Desai, fidanzata di Orhan Pamuk, ma anche autrice di Eredi della sconfitta (Adelphi, pagg. 391, euro 19,5), romanzo allegorico, a tratti violento e amaro, poco ombelicale e attraversato dalle drammatiche correnti della Storia post-coloniale.
Infine, immancabile, una storia d'intenso amore: L’atlante del desiderio di Arundhati Roy, appena uscito per Bompiani (pagg. 490, euro 21). L’autrice lo presenterà sabato prossimo. Protagonista è Mukunda, un outsider, un bambino «senza casta» che, finito in una casa che potremmo definire borghese, conosce Bakul, un’orfana accolta in precedenza tra le stesse mura. Ci vorranno anni, ma l'amicizia tra i due diventerà amore, e l'amore si realizzerà e Mukunda diventerà pure ricco. Se questa soap bollywoodiana non vi ha saziato il cuore, lo stesso giorno Anita Nair, autrice ormai consolidata, presenta L’arte di dimenticare (Guanda, pagg. 370, euro 18). È la storia di Mira, scrittrice di successo abbandonata dal marito, madre di due figli, che si innamora di Jak, capelli a spazzola e look, ça va sans dire, «alternativo».
E infine una graphic novel: Nel cuore di smog city di Amruta Patil, (Metropoli d’Asia, pagg. 124, euro 12,50, presentazione domenica prossima), insolita storia di amore omosessuale femminile tra Kari, una grafica pubblicitaria, e Ruth. «In India - ci racconta Andrea Berrini, patron di Metropoli d’Asia, specializzata in letteratura contemporanea orientale - le donne hanno fatto irruzione sulla scena provocando una rottura non fine a se stessa, come invece i nostri movimenti femministi. È un Paese dove tutto, anche in letteratura, ha un controcanto immediato e vitale: una complessità che raramente, però, viene importata dagli editori occidentali, che si limitano a proporre un’India da telenovela, alla The millionnaire, con il povero presentato in modo lacrimevole, giusto per far uscire il lettore dal libro, o lo spettatore dal cinema, soddisfatto della propria condizione, anziché informato. L’India, per esempio, è anche un Paese dove c’è tuttora una guerra in corso tra alcuni reparti speciali dell’esercito e i cosiddetti partiti maoisti. Dove ci sono giovani che non si accontentano delle griffe o dell’emancipazione sessuale. O dove ci sono letterature in lingue locali, parlate comunque da duecento milioni di persone, che sono tesori inesplorati».