Ana Laura Ribas non vuole perdersi d'animo: "Lotto contro il cancro, costi quel che costi"

a showgirl brasiliana affronta la bestia nera del cancro: "Sto lottando da un anno, ma questa malattia sembra più dura di me. Faccio fatica". La Ribas ha già subito più interventi: "Perderò l'utero, sarò una donna diversa, a 43 anni dovrò inventarmi una
femminilità nuova, rimuovendo il pensiero costante di essere svuotata"

Milano - Periodo difficile per Ana Laura Ribas. E per una volta non si tratta dei problemi da starlette, cuori infranti e ingaggi in televisione. La showgirl brasiliana affronta la bestia nera del cancro e ne parla in esclusiva con Vanity Fair. "Sto lottando da un anno, ma questa malattia sembra più dura di me. Faccio fatica". La Ribas ha già subito più interventi. Un'ovaia prima, poi una cura ormonale, ora un'altra biopsia. "L'operazione è durata più del previsto, mi hanno tagliato un'altra fettina di utero, ma non ho grandi speranze: al 90 per cento quelle cellule si trasformeranno in un cancro. Ho deciso: tra qualche mese tolgo tutto". "Se fosse al collo dell'utero - le hanno detto i medici - e non nella parte più profonda ci sarebbero maggiori speranze. Invece così è inutile aspettare, per poi scoprire qualcosa di peggio".

Le è chiaro quello che la attende. "Perderò l'utero, sarò una donna diversa, a 43 anni dovrò inventarmi una femminilità nuova, rimuovendo il pensiero costante di essere svuotata. Non voglio andare in menopausa, sarebbe come accettare di invecchiare: non ci sto. C'è una cura, la seguirò". La impensierisce meno il fatto di non poter più sperare di avere figli. "Ha meno importanza. Non ho senso materno. Un bambino ha diritto ad avere genitori che abbiano voglia di renderlo felice. Credo che sia più egoista non accettare la propria natura e rimanere incinta per cliché, piuttosto che rinunciare in partenza". 

Il suo compagno, l'editore di moda Marco Uzzo di 26 anni, è il solo, insieme ad alcuni amici, di cui parla della malattia. Un tabù invece nello showbusiness. "Temo che con i colleghi dello spettacolo sarebbe difficile: c'è poca comprensione profonda del dolore". Dati i 17 anni di differenza tra i due, Ana ammette: "Potrebbe essere mio figlio. Vista la differenza di energia, mi cambierà presto per due ragazze di 22 anni, ma io non lo cambierei per uno di cinquanta. Mi scoccia solo che gli diano del toyboy, che è un modo elegante per dire mantenuto. E non è così. Marco non è neanche il mio giocattolo, semmai sono io la sua Disneyland".