Un’analisi di Bankitalia evidenzia il passaggio generazionale: quattro anni fa i capiazienda erano per lo più ultrasessantacinquenni Nelle imprese i giovani al comando

Mini rivoluzione: quasi uno su due ai vertici ha fra 36 e 55 anni

da Milano

Il ricambio generazionale è in corso. La gerontocrazia segna il passo. Nel Paese dominato dai vecchi, le imprese mostrano ancora una volta di essere la componente più dinamica.
A evidenziare la rivoluzione anagrafica che sta ringiovanendo i piani alti delle aziende italiane, è un’indagine della Banca d’Italia. Nelle società con oltre 50 addetti, nel 2002 la maggioranza relativa dei capiazienda (il 37,3%) aveva più di 65 anni. Nel 2006 molte cose sono cambiate: il 44,2% ha, infatti, un’età compresa fra i 36 e i 55 anni. In questa fascia, quattro anni fa, si trovava il 29,1% dei numeri uno.
Lo scatto in avanti del management meno stagionato ha coinciso con un innalzamento del livello di istruzione: quattro anni fa solo un leader aziendale su cinque aveva in tasca una laurea, mentre nel 2006 il 40,7% ha concluso felicemente l’iter universitario. Il doppio, quindi.
Questo avvicendamento nelle posizioni di vertice coincide con una serie di previsioni abbastanza positive per il 2007: l’occupazione è data in crescita dello 0,5% nell’industria e dell’1,5% nei servizi e il fatturato è stimato in aumento rispettivamente del 2,4% e dell’1,6%, mentre gli investimenti manifatturieri dovrebbe addirittura lievitare del 7,2 per cento. Il passaggio di mano riscontrato dagli economisti di Palazzo Koch è unito anche a un altro elemento: la decisa internazionalizzazione delle nostre imprese, che ormai considerano i mercati globali senza alcun sentimento di minorità. Un’azienda su cinque opera infatti all’estero, anche se per ragioni differenti a seconda della dimensione aziendale: «Le imprese più piccole - rileva un po’ lapalissianamente lo studio di Via Nazionale - sono principalmente motivate dall’esigenza di contenere il costo del lavoro; le più grandi dalla vicinanza dei mercati di sbocco». Cosa ancora più importante, per nuotare senza affanni e in velocità nel mare grosso della competizione internazionale, le imprese italiane hanno dovuto prima compiere una trasformazione efficace del business: in quattro anni, il 30,8% ha variato la gamma dei prodotti offerti e il 15,3% ha effettuato investimenti sul marchio.