Analisi dell’inquinamento, i vigili non vogliono fare da cavie

Il sindacato dei ghisa: «Abbiamo già partecipato a tre test simili ma non ci hanno mai detto i risultati»

Cercasi vigile, non fumatore, disposto a girare in borghese e con uno zaino sulle spalle. Questa volta, infatti, gli agenti della polizia locale hanno dato buca al progetto di rilevazione del particolato fine e dei rumori, commissionato dall’Agenzia milanese mobilità ed ambiente in collaborazione con l’università Bicocca.
Dal 16 luglio inizierà, forse, la prima fase dello studio sugli effetti dell’inquinamento sugli agenti di polizia locale. Ma partirà decisamente sottotono. L’iniziativa infatti prevedeva che dei vigili volontari affiancassero, con abiti borghesi, i colleghi in lavoro. Sulle spalle degli agenti in incognito uno zainetto con la strumentazione tecnica per rilevare quanto smog respira chi in mezzo al traffico ci lavora. Ai volontari era solo richiesto di affiancare il collega durante lo svolgimento della sua normale attività lavorativa, stazionando in luoghi predefiniti e percorrendo alcuni itinerari.
Iniziativa meritevole. Peccato, che a pochi giorni dall’inizio dell’operazione, manchino ancora i volontari. Al Comando dei vigili se ne sono offerti solo quindici, contro i 50 necessari per realizzare il progetto. «Un numero decisamente insufficiente rispetto alle esigenze» fanno sapere dalla Polizia Locale.
«Non è la prima iniziativa di questo tipo - ha detto il delegato Rsu del comune di Milano Roberto Miglio -, dal 2003 a oggi abbiamo fatto altri tre rilevamenti sull’inquinamento presente nell’aria. Le altre volte non era necessario usare lo zaino. Alcuni di noi portavano sempre con sé una specie di ampolla che misurava la soglia di inquinamento. Un’ottima idea».
«Peccato che non ci siano mai arrivati i risultati dell’indagine - continua Miglio -, ed è per questo, secondo me, che oggi la risposta dei vigili è stata così fredda e molti agenti non si sono resi disponibili. Non aver ricevuto nessun tipo di riscontro dai primi test ha sicuramente scoraggiato i volontari dal sostenere questo tipo di esperimenti».
Il buono svolgimento di questa ricerca è messo a rischio dalla scarsità delle risorse umane. «L’iniziativa sarebbe molto utile non solo per il corpo dei vigili ma anche per tutta la cittadinanza» conclude Miglio. I dati riguarderebbero l’aria che respiriamo tutti.