Analisi e polemiche, Pd nel pallone dopo la sconfitta in Molise

Il governatore toscano Enrico Rossi addebita la debacle al candidato «troppo moderato». Ma lo smentiscono i numeri, e anche i compagni di partito. Gasbarra e Marcucci: «È successo esattamente il contrario». Il deputato toscano: «Quel che non va è un'alleanza come il Nuovo Ulivo»

Il Pd è nel pallone dopo la sconfitta alle Regionali del Molise. La conferma migliore arriva dal commento di uno degli esponenti più in vista delle regioni rosse, il cuore del potere democratico, quel governatore toscano, Enrico Rossi, che gode di grande considerazione presso i vertici nazionali del partito - al contrario del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, temuto e quindi ignorato.
Rossi commenta i risultati su facebook, e se ne rammarica. Quello che commette, però, è un evidente errore di analisi, e qualche collega glielo fa notare subito. «In Molise - scrive Rossi - abbiamo perso per pochi voti». «Era difficile - questo il suo giudizio - ma mi si permetta una battuta: non è che a forza di cercare candidati moderati e andare con ostinazione verso il centro e poi se del caso ancora un po' più in là (lontano dalla storia della sinistra e del popolarismo di origine democristiana) - si chiede - si finisce per favorire la destra?». «Ho il sospetto che oltre al danno dei grillini - aggiunge Rossi - ci sia anche quello di chi non sa mobilitare l'elettorato popolare di centrosinistra».
Una valutazione facilmente smentita, da coloro che hanno una linea opposta. Il candidato molisano del centrosinistra, infatti, ha ottenuto più voti dei partiti della coalizione. É nello scarso appeal di questi partiti, dunque, che si deve cercare le ragioni della sconfitta. «Ho la stessa amarezza del presidente della Toscana Enrico Rossi per la sconfitta di misura in Molise - ribatte per esempio il deputato Enrico Gasbarra - ma individuare nel candidato moderato la causa mi sembra politicamente superficiale e aritmeticamente infondata». «Se il nostro candidato alla presidenza ha avuto un successo elettorale superiore alla nostra coalizione - conclude Gasbarra - il problema è quello di convincere meglio e di più il ceto medio e i delusi del centrodestra».
Scettico, anzi contrario alla lettura rossiana, anche un deputato toscano moderato del Pd, come Andrea Marcucci. «Avevo molti dubbi sul "Nuovo Ulivo" nato a Vasto - riflette - la conferma è arrivata purtroppo proprio con il voto regionale del Molise. Il nostro candidato è andato bene, altrettanto non si può dire della larga alleanza che lo ha sostenuto, dall'Api di Rutelli alla federazione della sinistra di Ferrero. Ovvero l'esatto contrario di chi in queste ore addebita la sconfitta all'ostinazione del Pd di cercare un profilo moderato». «Mi auguro - aggiunge - che ora si apra una riflessione nel partito che perde elettori verso l'astensione ed il movimento di Grillo e non ne recupera dal centrodestra. Ho letto in queste ore interpretazioni molto originali sul profilo moderato del nostro candidato. È vero esattamente il contrario, Paolo di Laura Frattura ha beneficiato di un largo voto disgiunto, sono i partiti del centrosinistra che hanno perso consensi in uno schieramento largo e indistinto. Insomma è un campanello d'allarme - conclude Marcucci - che non dovrà essere sottovalutato».