Analisi militare Un conflitto che può esplodere «per caso»

Si può entrare in guerra "per caso"? Nella penisola coreana sì. Può bastare un duello di artiglieria per innescare una serie di reazioni e contro-reazioni tali da far deflagrare un conflitto. Questo perché uno dei due protagonisti, la Corea del Nord, è un giocatore irrazionale, che si trova poi nella delicatissima fase di transizione del potere in favore dell'erede designato Kim Jong-un. E l'intelligence, sia quella sudcoreana, sia quella statunitense, sa poco di quello che sta accadendo nelle stanze del potere nord coreane.
A tutto questo si aggiunga che la Corea del Sud non ha digerito l'affondamento di una sua corvetta da parte di un siluro nordcoreano, avvenuto lo scorso marzo. I militari di Seul non sono disposti a porgere l'altra guancia. Lo conferma la violenta risposta al bombardamento nordcoreano, iniziato come protesta per esercitazioni navali di routine sudcoreane. Visto che l'isoletta di Yeonpyeong dista appena 11 km dalla costa della Corea del Nord gli artiglieri non avrebbero dovuto aver problemi a tirare su obiettivi militari, la cui posizione è perfettamente nota. Invece hanno sparato malamente, con molti colpi caduti in mare e altri sul centro abitato. La risposta sudcoreana, simmetrica e proporzionata, è stata affidata ai semoventi d'artiglieria K-9 da 155 mm ed è stata sicuramente più precisa e micidiale. I sudcoreani hanno cercato di colpire i loro "colleghi/nemici" con tiro di controbatteria guidato dai radar controfuoco. E il decollo su allarme dei cacciabombardieri F-16 ha alzato ancora il livello di tensione. Per fortuna, almeno per ora, non si è andati oltre. Segno che i comandi nordcoreani non vogliono esagerare e controllano i propri soldati. Ma in situazioni così critiche basta una scintilla per provocare un incendio.
Un eventuale conflitto sarebbe probabilmente di breve durata e alta intensità, perché le forze combinate sudcoreane e statunitensi (gli Usa hanno in Corea 28mila uomini) vantano una schiacciante superiorità tecnologica. Ma prima di essere annientati i nordcoreani possono fare molto male, usando artiglieria, missili balistici, forze speciali, mine navali. Specie considerando che l'area di Seul è a tiro delle postazioni dei cannoni in caverna dei nordcoreani. Non a caso le forze statunitensi dell'8ª Armata sposteranno entro il 2016 le proprie basi a sud della capitale, nei centri di Pyeongtaek e Daegu. Questa ridislocazione rientra nel programma Strategic Alliance 2015, il cui primo elemento consiste nella messa a punto di piani militari per rispondere ad ogni provocazione militare nordcoreana. I piani prevedono anche l'incubo di un conflitto nucleare, spettro che preoccupa anche Tokyo, che ha messo in allarme la sua difesa antimissile. Il Giappone teme che nel momento della disperazione Pyongyang arrivi a lanciare missili balistici a breve e medio raggio…contro tutti. E nessuno sa con certezza se i missili sono dotati o meno di testate nucleari.