«Anarchici pronti a colpire: tre giorni a rischio»

E Berlusconi chiede all’opposizione di collaborare per arginare la protesta degli irriducibili durante i Giochi

Emanuela Fontana

da Roma

L’attenzione sarà «vigile e misurata», come dice il premier Silvio Berlusconi. Nel senso che si utilizzerà la tecnica del controllo discreto già sperimentata in altre occasioni in cui si sono verificate forti concentrazioni di masse in una città, come per i funerali di Giovanni Paolo II. Ma le forze in campo saranno imponenti: 9.300 uomini con un controllo in tre anelli «per ogni sito olimpico», con personale specializzato nell’ultimo e più sensibile. Non ci sono segnalazioni da parte dei servizi di possibili atti terroristici, ha rassicurato ieri il ministro dell’Interno Beppe Pisanu, ma non sarebbero esclusi quelli «individuali», per cercare visibilità nel momento-vetrina per l’Italia. Non c’è la minaccia islamica organizzata, ma quella anarchica, che potrebbe puntare «ad azioni di forte impatto, eclatanti sulla scena mondiale». Le date «calde» sono tre: «Sono state individuate anche le occasioni nelle quali la protesta si potrebbe accendere, come per esempio il meeting indetto dai gruppi anti-tav, anti-mose anzitutto per il 17, 18 e 19 febbraio», ha segnalato il titolare del Viminale. «Conosciamo la situazione che si è determinata e che potrebbe mettere in ombra un evento di pace e minacciare il sereno svolgimento dei Giochi», ha aggiunto Berlusconi, che ha proposto all’opposizione una «collaborazione» per arginare la protesta no global. Il termine «eversivo» usato dal presidente del Consiglio giovedì è condiviso dal vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini: «Quando ci sono atteggiamenti reiterati di violenza e attacco allo Stato credo si possa e si debba utilizzare l’aggettivo “eversivo”».
Nonostante il momento di forte tensione internazionale per il caso delle vignette su Maometto, da parte della comunità islamica italiana «c’è un atteggiamento altamente positivo e responsabile», ha chiarito Pisanu, «non ci sono segnali di minaccia da parte del terrorismo internazionale rivolta alle Olimpiadi di Torino. Non sono arrivati segnali in tal senso né ai nostri servizi di informazione né a quelli degli altri Paesi. Tuttavia teniamo altissima la guardia». Non si può scartare a priori poi un gesto singolo, non prevedibile: «Non possiamo escludere un’azione non programmata, improvvisata e di carattere individuale», ha chiarito Pisanu, che ieri ha illustrato le misure di sicurezza con Berlusconi. Dalle parole del ministro, ha commentato il premier, «credo che la situazione possa essere tranquillizzante per quanto riguarda la possibilità che nessuno possa rovinare l’atmosfera dei giochi».
Da quando il Cio aveva lanciato l’allarme sulla possibilità che le Olimpiadi non si potessero svolgere a Torino per un gap infrastrutturale, «il governo ha assunto sotto la sua responsabilità la preparazione dei Giochi», ha chiarito Berlusconi. È stato fatto «il massimo possibile. A questo punto - ha sollecitato - ci auguriamo che anche i leader dell’opposizione intervengano per evitare azioni che qualcuno potrebbe ritenersi giustificato a fare».
Il «clima è teso», ha ammesso Pisanu, con un dispositivo «gigantesco e articolato». A supporto degli oltre 9mila agenti c’è «una serie di apparati tecnologici dei più avanzati» per controllare 124 personalità tra capi di Stato e ministri, «71 siti olimpici in 7 Comuni compreso Torino, dove si svolgeranno 140 competizioni, alle quali partecipano 85 delegazioni. Le forze dell’ordine seguiranno attentamente 40mila ospiti stranieri, tra i quali 10mila giornalisti». Il giudizio complessivo finale è: «Siamo fiduciosi», qualora «malauguratamente dovesse andare a segno qualche minaccia», conclude Pisanu, il dispositivo è in grado di «contrastarle efficacemente». Berlusconi andrà a Torino per la chiusura dei Giochi, una scelta, ha spiegato, concordata con il Quirinale: «Abbiamo concertato, vista la presenza di circa 20 capi di Stato e di governo, che fosse il presidente della Repubblica a partecipare alla cerimonia di inaugurazione e che fosse il premier a presenziare a quella di chiusura».
Per Pisanu invece nessuna vetrina, ma vedrà tutto da un maxischermo nel suo studio del Viminale per sorvegliare le telecamere di sicurezza piazzate a Torino, in collegamento con questura, prefettura e servizi d’intelligence.