Anarchico armato di cacciavite tenta di aggredire La Russa

Giorgio Bornacin e Gianni Plinio - i due esponenti liguri di An che scortano il ministro della Difesa Ignazio La Russa alla Commenda di Prè, in una delle zone più degradate del centro storico genovese - continuano a guardarsi alle spalle. Li insospettisce un tipo che sta seguendo il corteo del ministro, senza divise, pennacchi, né agenti schierati in pompa magna. Fra l’altro, Plinio e Bornacin hanno anche il fisico adatto: sono due marcantoni che camminano con la testa alta e le spalle larghe. Plinio veste la giacca blu con il bottone sparato sulla pancia come una divisa, Bornacin ha gli occhiali scuri da agente speciale.
All’improvviso, il tipo sospetto si avvicina per scagliarsi contro La Russa, che quasi non ha nemmeno il tempo di accorgersi dell’aggressione. Immediatamente gli uomini della scorta si gettano sull’uomo e Bornacin, che ha anche il physique du rôle, gli sferra un cazzotto. L’aggressore viene immediatamente fermato ed è lo stesso ministro della Difesa a intercedere per lui: «Mi raccomando, non fategli male». Gli agenti lo immobilizzano e lo perquisiscono, trovandogli in tasca due cacciavite ed un tronchese, che avrebbero potuto essere usati contro il ministro. Poi, il controllo sull’identità: si tratta di un anarchico spagnolo trentaduenne che gravita attorno al centro sociale Inmensa e che era già stato protagonista di casi analoghi a Bologna e a Trento.
È lo stesso La Russa ad abbassare la tensione, calmando i suoi compagni di partito. E basta che le agenzie di stampa battano la notizia, che si scatena il tam tam della solidarietà: il cellulare del ministro squilla in continuazione e comincia anche una serie inquietante di domande. S. J. A., l’anarchico spagnolo, era lì di sua iniziativa o era stato mandato? L’aggressione può essere derubricata all’atto di un folle o poteva davvero sfociare in qualcosa di drammatico?
Certo, se serviva una prova provata della pericolosità di alcune zone del centro storico genovese, La Russa l’ha vissuta in diretta. Ma, nell’aggressione al ministro della Difesa, c’è anche un’altra prova. La cartina di tornasole della violenza che sta caratterizzando questa campagna elettorale. Violenza di cui sono sempre e regolarmente vittime le forze dei partiti che appoggiano la maggioranza di governo.
E così, sempre ieri, sempre a Genova, in piazza Banchi, un gazebo che raccoglieva firme della Lega Nord è stato circondato da una ventina di no global dei centri sociali che urlavano insulti e ha potuto arrivare indenne a fine giornata solo grazie alla presenza di più di dieci agenti di carabinieri, polizia e Guardia di finanza che proteggevano gli esponenti del Carroccio.
E così, l’altra notte, una bottiglia molotov è stata lanciata contro il gazebo del Pdl in piazza Caduti della Montagnola, a Tor Carbone a Roma. E così, sabato scorso i manifestanti contro le «leggi razziste» a Milano hanno illuminato con fumogeni il gazebo Pdl di piazza San Babila. E così, sempre a Roma, nello scorso fine settimana, tre gazebo del centrodestra alla Montagnola e a piazza Bologna, sono stati imbrattati con scritte offensive. E così, a Firenze, alcuni giovani volontari che stavano volantinando a favore del candidato sindaco del centrodestra Giovanni Galli sono stati aggrediti a tradimento.
La lista è lunghissima, praticamente quotidiana e praticamente a senso unico. A Torino, il 24 aprile un fantoccio raffigurante l’eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio è stato ritrovato di fronte a una sede leghista, accompagnato da alcuni simpatici volantini che equiparavano il Carroccio al fascismo. E, sempre a Torino, sempre le sedi leghiste, sono state assaltate. E, sempre a Torino, in questa tristissima cantilena dell’intolleranza politica, sono state trovate scritte sui muri, blitz contro i furgoni della candidata del Pdl a presidente della Provincia e due attacchi anarchici contro i candidati della Destra, assaltati dagli squatter.
Cambiando le aspirazioni (qui, secche, toscane, con la acca rappresa), ma non le ispirazioni intolleranti e di sinistra, a Livorno sono state bucate le gomme dell’auto del coordinatore provinciale del Pdl e due bottiglie incendiarie sono state lanciate contro un comitato elettorale del partito di Berlusconi.
Insomma, in tutta Italia la stessa storia e gli stessi obiettivi. Con un particolare: l’unica volta che a essere violenti sono stati alcuni attacchini leghisti nei confronti di militanti comunisti del Pdci, immediate sono arrivate le scuse dei vertici del Carroccio di Novara.
Credo che questo particolare spieghi il senso di questo articolo meglio di ogni analisi sociologica.