Anas verso lo stop ad Auto-Abertis

Tra i rilievi formulati anche la presenza di un costruttore nell’azionariato

Gian Maria De Francesco

da Roma

L’Anas è orientata verso uno stop alla fusione tra Autostrade e Abertis. Ma il gruppo presieduto da Gian Maria Gros-Pietro è pronto a dare tutte le spiegazioni richieste.
Secondo quanto risulta al Giornale, nel consiglio di amministrazione dell’ente presieduto da Vincenzo Pozzi, che si è riunito ieri, sono state riconfermate tutte le perplessità sull’operazione già espresse nei giorni scorsi e attualmente al vaglio della commissione alla quale partecipano Andrea Monorchio, Luigi Cappugi e Guido Rossi. Dalla quale si attendono risposte concrete prima dell’assemblea straordinaria che dovrà approvare la fusione.
I dubbi sono già stati ampiamente esplicitati ai vertici di Autostrade e riguardano due aspetti-chiave dell’operazione. In primo luogo, l’Anas ha espresso timori sulla solidità finanziaria del nuovo conglomerato. Dubbi avvalorati dalle mosse recenti delle principali agenzie di rating come Standard & Poor’s e Moody’s che hanno messo sotto osservazione per un eventuale abbassamento il giudizio assegnato alla concessionaria autostradale. «Come può la nuova Abertis, che nascerebbe con un indebitamento netto consolidato di 22 miliardi di euro a fronte degli 8,8 miliardi dell’attuale Autostrade, portare avanti un piano di investimenti da circa 12 miliardi in Italia?». È questa la domanda che in molti all’Anas si pongono.
La seconda riserva riguarda l’assetto azionario della holding che avrà sede a Barcellona. Il secondo maggior azionista, con il 12,5%, sarà infatti la Acs di Florentino Pérez con interessi diretti nel campo delle costruzioni avendo il gruppo assorbito negli anni scorsi uno dei principali contractor iberici come Dragados. Il decreto sulla privatizzazione di Autostrade del 1997, invece, vietava l’ingresso nel capitale di società attive nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture al fine di non alterarne il relativo mercato. Acs è uno dei sottoscrittori del patto parasociale di Abertis che ieri ha comunicato un calo del 13% annuo dell’utile trimestrale.
Un terzo rilievo è di natura istituzionale, ma non meno importante. L’aver scelto la vacatio regni a Palazzo Chigi per annunciare la fusione. L’ente che assegna le concessioni autostradali svolgendo anche attività di vigilanza non ha un vero e proprio potere di veto, ma, secondo quanto si apprende, l’intenzione è quella di inviare un parere sfavorevole al prossimo governo Prodi e al Parlamento affinché prendano le necessarie contromisure.
Immediata la risposta di Autostrade (-0,72% ieri a Milano) che, al diffondersi dei primi rumor, ha subito diffuso un comunicato stampa nel quale si precisa che «la predisposizione della complessa documentazione concernente il progetto di fusione con Abertis, richiesta dall’Anas, procede con la massima celerità». I documenti saranno inviati oggi al termine del cda che dovrà approvare la trimestrale e cooptare il direttore generale Castellucci. Il consigliere della società Alberto Bombassei, ieri ha precisato che al Parlamento «è stata data tutta la documentazione e il nuovo governo potrà esaminarla». Insomma, nessuno strappo con il Palazzo.
Non appare facilmente percorribile la strada tracciata dal ddl presentato in Senato dal Ds Paolo Brutti. La fissazione di un tetto del 30% alle concessioni autostradali per tagliare le unghie ad Autostrade limiterebbe sia il libero mercato e sarebbe facilmente impugnabile.
Discorso diverso per eventuali contro-cordate italiane. «Gli imprenditori del settore sono preoccupati dall’operazione di Autostrade», fanno notare fonti bene informate. E se il gruppo Caltagirone volesse entrare in gioco? «Con la Vianini (impresa di costruzioni; ndr) non potrebbe, con un’altra società sì», conclude la fonte.