Anatolia e Vittoria

Ecco un altro paio di martiri romane di cui praticamente si conosce solo la vicenda postuma, cioè quella delle loro reliquie. Dovrebbe trattarsi di due sorelle che abitavano a nord di Roma, nella campagna sabina. Non si conosce l'epoca in cui vissero. Certe antiche tradizioni sono piene di miracoli loro attribuiti, di verbosi interrogatori davanti ai funzionari romani, di risposte roboanti e, tutto sommato, poco credibili. Infatti, noi moderni per «storia» intendiamo i fatti nudi e crudi. Invece, nei tempi antichi, alle vite dei santi si chiedeva più che altro edificazione e dettagli da tramandare come esemplari, poco importa se non documentati o addirittura fantasiosi. Tra l'altro, la narrazione su Anatolia e Vittoria si intreccia con un terzo martire, s. Audace, che Anatolia avrebbe liberato da un drago. Le reliquie dei tre santi presero strade diverse. Quelle di Vittoria stavano a Roma e ci rimasero fino all'anno 827, quando furono nascoste per via delle continue incursioni dei saraceni. I quali, come si sa, arrivarono a devastare anche San Pietro, saccheggiandone le preziose porte. Fu contro di loro che furono costruire le cosiddette Mura Leonine, dopo la grande vittoria navale che le flotte pontificia e napoletana riportarono su di loro. Le reliquie di s. Vittoria vennero portate a Monte Matenano, dove ancora si trovano nella chiesa alla stessa martire intitolata. Quelle di s. Anatolia e s. Audace, dopo varie peripezie, finirono nel X secolo a Subiaco, nella basilica di Santa Scolastica. Una lapide ai piedi dell'altare indica il punto esatto in cui si trovano.