Anatomia del Gran Sasso: il circuito perfetto dei centauri

Da ragazzina percorse queste vie sulla moto, abbracciata al papà. Oggi questa motociclista porta la sua 650 per tornanti e rettilinei. Non poteva che suggerire la "strada perfetta"

Chi usa più di due ruote può smettere qui la lettura dell'articolo. Un tour del Gran Sasso è infatti cosa per camminatori, ciclisti o motociclisti. Le strade che lo cingono e lo solcano sembrano fatte apposta per le due ruote, a motore o a pedali. I prati e i rifugi in altitudine, invece, sono il paradiso di chi viaggia a piedi.

C'è un "Lato A" del Gran Sasso, molto noto, popolatissimo dai motociclisti che corrono lungo la Statale 80, magnifica, infossata tra boschi e rupi, aperta soltanto al cielo e talvolta alla vista della rocciona d'Italia alta 2912 metri. Sulla Statale 80, se hai due ruote, il tuo problema è trovare le traiettorie giuste, i movimenti corretti per non perdere nemmeno una delle curve che ti offre. Carezzare quel canyon è un godimento sottile. Chi ti supera con grandi cilindrate roboanti lo sa bene. Il Lato A è morbido fin lassù ai Prati di Tivo, quota quasi 1500, dove la vetta del Gran Sasso pare lì a portata di mano.

Il Lato B del monte è tutt'altra cosa. La via è assai poco battuta. A salire verso Tossicìa e poi Isola del Gran Sasso non sembra di trovare gran che. Ma se si osa continuare più su, verso i paeselli di Faiano, Casette, Ponte Grua, Castelli (patria di finissime ceramiche e maioliche), allora si scopre il fascino segreto del Lato B. Scavallare, per una via stretta fino a Campo Imperatore e poi fino a Penne, permette di vedere il mare all'orizzonte e insieme la Montagna Madre, la Maiella, che si staglia morbida in faccia al Monte Padre, ossia il Gran Sasso d'Italia. Famiglia al completo