Ancelotti: «Cara Juve, i giochi sono riaperti»

Franco Ordine

nostro inviato a Milanello

Chi non sopporta una croce, non merita una corona. Carlo Ancelotti ha l’aria di chi sopporta, con cristiana rassegnazione, la sua ultima croce, via dalla finale di Parigi, traguardo storico sfiorato, senza avere la pretesa di meritare la corona tricolore. «Alla Juve è già successo una volta a Perugia, difficile che ricapiti la seconda volta» è la sua chiosa, un mix strepitoso di cinismo e di realismo. Così l’improbabile rincorsa a uno scudetto già assegnato e tornato all’improvviso in ballo, comincia con le notizie su Paolo Maldini (operato in artroscopia al ginocchio ad Anversa, pulitura di micro-calcificazioni, stagione finita, tornerà a fine luglio) e con il bilancio del dopo Barcellona. «Ce ne dobbiamo fare una ragione, siamo arrivati a un soffio da Parigi, avremmo meritato noi, al pari del Barcellona, adesso l’obiettivo dichiarato è di fare 9 punti in tre partite» comincia Ancelotti. Ed è l’inizio di un altro campionato.
È sempre convinto che al Milan di oggi non serva una robusta dose di gioventù?
«Se ci fermiamo a leggere l’età di Cafu, Maldini, Costacurta e Serginho, dimenticando che la spina dorsale della squadra è composta da Nesta e Kaladze, da Pirlo e Gattuso, da Kakà e Gilardino, allora la critica sulla squadra datata è comprensibile. Se invece conta l’età degli altri allora il viaggio non si è concluso a Barcellona, continua».
Cosa serve al Milan?
«Parte Stam e al suo posto è in arrivo un giocatore di qualità (primo della lista Gallas, ndr), la società ha previsto qualche ritocco a centrocampo a seconda di altre partenze».
Non c’è per caso bisogno di un sosia di Pirlo?
«Quel ruolo è di Vogel, rimasto fuori per una fastidiosa tendinite nelle ultime settimane. Un altro Pirlo in circolazione non esiste».
A proposito di Pirlo: è vero che le ha chiesto di recente di riposare?
«In quattro anni di Milan, solo due giocatori, Nesta e Seedorf, me l’hanno chiesto. Una volta sola».
Si fa l’affare Dida-Buffon?
«So quel che ha dichiarato Adriano Galliani: Dida ha un contratto fino al 2007 e con noi resterà fino a quella scadenza, se prima non dovesse rinnovare. Buffon rossonero è una utopia».
Cosa l’ha colpita di più al ritorno da Barcellona?
«Scoprire, per il calcio italiano, l’altra faccia della medaglia. Tornare tra gli applausi dei tifosi è un successo non da poco, c’è feeling tra noi e loro; incassare la considerazione della critica, è un altro segnale positivo. Bisogna saper perdere».
Come si comporterebbe se Kakà fosse marcato a uomo anche in Italia?
«Non si può certo sparare all’avversario, Edmilson è stato bravissimo nell’interpretare questo mestiere. Tocca al nostro giovanotto conquistarsi spazi ma non cambierò modulo. Per le sue caratteristiche, siamo condannati a giocare col rombo».
A Parigi arrivano due squadre che praticano un vero catenaccio: condivide?
«Ora giocano così tutti, tranne gli italiani. Arsenal e Barcellona hanno privilegiato la fase difensiva più il contropiede, rispetto al resto. E vedrete che nella finale ci sarà una sfida molto, ma molto bloccata».
Torniamo a casa nostra, la Juve è raggiungibile?
«Se ci fossero, da qui alla fine del campionato, dieci-dodici turni, la risposta sarebbe un sì convinto. Invece c’è poco tempo a disposizione e mi pare che dopo l’iniziale difficoltà fisica, la squadra di Capello abbia recuperato brillantezza. Tutto dipende da loro, non credo che perderanno tanti punti, anche se i giochi sono formalmente riaperti».
Da Torino arrivano segnali di nervosismo: come li giudica?
«Non è questione di paura, c’è dell’altro, secondo me. Avevano lo scudetto in tasca, 14 punti di vantaggio, e si consideravano al sicuro. Rimettersi in discussione, finire sotto pressione, a tre turni dalla fine, non è agevole. Certe tensioni interne si spiegano così. E non è detto che siano sintomi negativi».
A lei, caro Ancelotti, è già successo anche con la Roma di Eriksson...?
«Non ricordo niente».
E cosa pensa del Siena sotto accusa per il legame con la Juve?
«Ha bisogno di fare punti, non è salvo».
Come andrà contro il Livorno?
«Mazzone ha Lucarelli davanti ma rispetto a Eto’o non farà il terzino».
Se dovesse arrivare secondo anche in campionato, non sarebbe una seconda beffa?
«La differenza tra vincere e perdere è sottilissima, dipende da dettagli, magari dal favore di qualche episodio. Conta la sostanza: siamo arrivati fino in fondo a competere, negli ultimi due anni abbiamo fatto il nostro dovere».
I giornali di Madrid insistono col Real...
«Non mi interessa».