Ancelotti chiede una mano a José: «Mi aiuti a rinnovare il contratto...»

nostro inviato a Cagliari

I comandi cominciano a rispondere. Carlo Ancelotti ammira l’autorevole ripresa dei suoi senza illudersi più di tanto. «Solo un gruppo affidabile può in 15 giorni ribaltare la nostra posizione di classifica» la sua riflessione che è un inno allo spogliatoio «tosto e compatto» a dispetto di assenze (Nesta, Pirlo, Borriello, Senderos) e condizioni fisiche imperfette. Eppure è un Milan ancora lazzarone, incapace, come ricorda Galliani, da due anni e due mesi, di dare continuità al proprio rendimento: una piccola striscia e poi la pausa. «È la sua caratteristica, chi ha qualità non potrà mai dare il 100% in continuità», l’idea che Ancelotti ha dei suoi, belli di notte («un motivo vero non c’è») ma pigri. E perciò sotto esame prima di volare a Cagliari, «contro una squadra che gioca bene nonostante la classifica».
I comandi rispondono ed è per questo che, nonostante la serata di Zurigo, Ancelotti ripresenta Gattuso (che si opererà al polso a Natale) e soprattutto Ronaldinho (3 gare in 7 giorni) al fianco di Kakà e Pato (i due hanno riposato, totalmente il secondo, parzialmente il primo). «Mano a mano che Dinho gioca, cresce la sua condizione: lui si conosce bene e si gestisce al meglio», il criterio adottato per la scelta che fa discutere. E se poi rinfacciano al Milan che Ronaldinho gioca sempre da fermo, beh, la risposta di Ancelotti è uno sberleffo inevitabile. «Figuriamoci quando comincerà a correre...», la sua chiosa senza tradire panico per la difesa ancora conciatissima (assenti Nesta, Senderos e Kaladze, Maldini costretto agli straordinari) e appena un sorriso per il ritorno di Inzaghi in panchina.
A rendere più lieve il sabato milanista provvede infine la battuta sul conto di Mourinho e del suo lauto contratto, diventato argomento della settimana. «Voglio chiedergli se nel 2010 mi dà una mano a ridiscutere il mio contratto, come agente dico», commenta divertito Carletto senza lasciarsi coinvolgere dalla voglia matta, dei cronisti, di metterlo di traverso rispetto al portoghese, già incrociato due volte e battuto. «Io sto al posto mio, che non era particolarmente comodo fino a qualche giorno fa» suggerisce il saggio Ancelotti, poco incline a incarnare una riedizione riveduta e corretta di Rocco contro Herrera. «Poiché non giochiamo uno contro uno, non concepisco i confronti tra allenatori. Prendete per esempio Allegri, del Cagliari: non lo conosco, non so come allena, ha 0 punti, eppure la sua squadra pratica un calcio lineare, molto pulito. Le squadre spesso sono lo specchio del proprio allenatore» conclude Carletto. Che per il Milan attuale, molto talento e poca continuità, vale come una specie di auto-cicchetto.