Ancelotti e gli infortuni, veleni sulla strada dell’Inter

Il rossonero: «Chiedetevi perché siete antipatici». Mancini: «A Liverpool Figo no, Stankovic sì». E Balotelli porta i nerazzurri in finale a Viareggio

da Milano

Il libro dei romantici torna al famoso «Clamoroso al Cibali» inventato da Sandro Ciotti, 47 anni fa. Herrera si attirò le maledizioni, raccontando che il Catania era «una squadra di dilettanti postelegrafonici baciata dalla fortuna» e quelli gli rifilarono un bel 2-0 che mandò all’aria i piani scudetto dell’Inter. Da qui quell’urlo di Ciotti entrato nella storia della radio e lo scudetto, ehm! ehm!, alla Juve. Mancini è più prudente, dunque non è caduto nel trappolone. Predica la solita attenzione.
Ma l’Inter oggi ha altro cui pensare. Dici Liverpool e non sbagli. La lista dei malati non è entusiasmante. Nel frattempo Moratti si è presentato in tribuna a Viareggio per la partita dei ragazzi contro l’Atalanta. Ha promesso «un grande acquisto, ma a giugno» per celebrare i 100 anni. Non si è negato la sofferenza di una partita tirata, vinta ancora con un gol di Balotelli che al minuto 121 (2-1 ai tempi supplementari) ha infilato il rigore decisivo per mandare l’Inter in finale (domani) contro l’Empoli. Rigore che è apparso anche generoso ed ha scatenato le ormai consuete contestazioni verso Moratti con la gente a gridare «Ladri, ladri». Balotelli però è diventato il nuovo cocco del presidente: «È uno da Inter, uno così trova spazio anche tra i campioni. Magari sarà lui l’acquisto del centenario». Poi una strana aggiunta: «Qualcuno lo presenta male per difendere altri giocatori». Mancini forse? L’anno scorso il pupillo segnò il rigore decisivo che decise lo scudetto Primavera, quest’anno sta dando una mano ad acchiappare la coppa che l’Inter non vince dal 2002. Una boccata d’ossigeno rispetto a troppi miasmi. Moratti l’ha detto: «Il regalo per il centenario sono questi ragazzi». Ed ha riletto le dichiarazioni che hanno urtato la Juve. «Non mi riferivo a quella di oggi».
Tutto torna alle antipatie che l’Inter si è tirata addosso. Ieri Mancini ha risolto con una battuta. «Si può anche non vincere ed esser antipatici. Si può tutto nella vita...». Invece, dall’altra sponda, Ancelotti ha pizzicato la società, non l’amico. «Quando si è antipatici a tutti, bisognerebbe chiedersi perché». Ci sarebbe il tanto per riaprire il libro delle perfidie tra Milan e Inter, anche se Mancini continua a ripetere: «Non contano i fatti personali, conta vincere». Piuttosto ci vorrebbe una buona stella per gli infortunati. La battuta sulla lentezza delle guarigioni non è mancata neppure ieri. Ma è vero che Figo probabilmente non sarà in grado di essere disponibile per Liverpool. Manca tono muscolare alla gamba. Nonostante le chiacchiere del giocatore. «Luis non è ancora in grado di giocare, ha difficoltà anche se speravo fosse già pronto». Ugual problema per Maicon, non convocato per Catania. «Sta così e così, ma è giovane, ha forza, magari rientra contro il Livorno». Poi Vieira, squalificato per due giornate. «Aveva bisogno di giocare». Forse proverà con i Primavera. Stankovic è fermo per precauzione. «Giocherà con Livorno e Liverpool». Cesar è in recupero, ma ancora a casa.
Più che mai un’Inter da lavori in corso, nonostante i giocatori non manchino. E non manchino neppure i gol di Adriano che, in Brasile, continua a segnare. Mancini li ha benedetti con un’altra battuta: «Non gli telefono: non vedo perché debba rovinargli le giornate». Se qualcuno lo vuole, è un’offerta.