Ancelotti: "Giocherò così con Ronaldinho"

L’allenatore del Milan: "Dicono che è finito? Dategli le motivazioni giuste... E lui è l’ideale per l’albero di Natale"

Caro Ancelotti, sta per arrivare Ronaldinho al Milan: lo sa?
«Galliani mi informa ogni giorno sugli sviluppi di calciomercato».

E adesso dove lo mette?
«Io parlo di Ronaldinho al Milan solo a presentazione avvenuta, ma se vogliamo parlare di moduli, eccomi».

Dove lo inserirebbe?
«Penso che bisogna partire dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione. L’ideale resta l’albero di Natale, nato nel 2003 quando mi ritrovai con Rui Costa, Rivaldo, Pirlo, Seedorf tutti insieme a cui poi si aggiunse, l’anno successivo, Kakà».

Galliani gradisce il modulo tipo Roma di Spalletti: si può?
«Ci sono due controindicazioni per il Milan: bisognerebbe sacrificare due centrocampisti di valore sui 4 a disposizione, non abbiamo in organico le ali di ruolo che rendono efficace il disegno tattico».

Ha visto l’ultimo Ronaldinho in tv?
«No, non ne ho bisogno, ho visto da vicino Ronaldinho, in Champions e in 100 altre partite. È un fuoriclasse integro, mai un infortunio grave in carriera, di 28 anni».

Riuscirà a farlo dimagrire?
«Il problema di Ronaldinho è uno solo: se è sospinto da grandi motivazioni, può tornare il Pallone d’oro di qualche anno fa».
Sostiene Trap: Ronaldinho può tarpare le ali di Pato. Condivide?
«Pato ha tali qualità che può volare da solo. Dalle nostre parti non hanno ancora “pesato” il suo talento. Vi accorgerete, al suo ritorno da Pechino, che si tratta di uno extra».

Ma lei, Ancelotti, tra Adebayor e Ronaldinho, non preferiva il primo?
«Una squadra di calcio non è una boutique dove si entra, si scelgono cravatta e vestito, si paga per poi farselo spedire a casa. No, una squadra di calcio è un paziente lavoro di incastro, tessera dopo tessera, esigenza dopo esigenza. Come centravanti abbiamo, oltre all’eterno Pippo, Borriello: non siamo poi messi male».

Caro Ancelotti, proprio lei parla di Borriello?
«Ho riconosciuto l’errore commesso nel passato: l’abbiamo sottovalutato e utilizzato poco».

Con quel centrocampo uscito malconcio dall’Europeo, come farete a correre per lo scudetto?
«Errore. È gente tosta, determinata, sui 30 anni, nel pieno delle forze. A Gattuso, Ambrosini e Pirlo abbiamo aggiunto Flamini, uno dei migliori centrocampisti dell’ultima Champions, sottovalutato dai nostri critici. E poi avremo a disposizione, per la prima volta, finalmente guarito, Emerson».

Dicono: Zambrotta è arrivato...
«Rispondo: io lo conosco bene Zambrotta, ha tanto vigore fisico da spendere ancora. Perciò penso che possiamo puntare allo scudetto. Come dice Galliani: ci siamo dedicati ad altro nel passato. E lo dimostreremo».

Non teme di restare oscurato dal fascino di Mourinho?
«La comunicazione non m’interessa, l’immagine del Milan è cresciuta nel tempo grazie ai trionfi in Europa e nel mondo. Mourinho è un ottimo allenatore ma anche Mancini aveva fatto bene all’Inter».

E perché mai lo hanno mandato via?
«Bisogna chiedere a Moratti e comunque sono cose che accadono nel calcio. Tranne che al Milan dove cambiano un allenatore ogni dieci anni».

Lei è all’ottava stagione: si sente per caso in bilico?
«Mi sento come uno che ha la fortuna oltre che il privilegio di lavorare in un ambiente familiare con un club tra i più importanti al mondo».

Perciò ha detto no al Chelsea a Parigi?
«Ho detto no senza andare a Parigi: chi lavora al Milan deve pensarci bene prima di lasciare».

Ha visto quel che è successo a Donadoni?
«Certo e mi dispiace. Se avesse superato l’ostacolo Spagna, la sua Italia avrebbe vinto l’Europeo. È partito male, non è riuscito a recuperare. Adesso, comunque, la Nazionale è in buone mani».

Nesta potrebbe tornare in azzurro con Lippi?
«Nesta si è fatto da parte non per problemi personali con Donadoni ma per questioni fisiche: non riusciva a reggere tutti gli impegni».

Dida si è presentato più magro e con qualche pretesa...
«Buon segno: vuol dire che ha lavorato sodo durante le vacanze».

Mercoledì c’è il raduno a Milanello: ha studiato qualche novità?
«Sì e riguarda la preparazione. Partiremo forte, come faceva Capello ai tempi dei 4 scudetti in 5 anni».

Che effetto le fa giocare l’Uefa?
«Fateci arrivare ai quarti e poi vedrete l’entusiasmo anche tra i nostri tifosi».