Ancelotti ha appetito: il Papero d’Arabia fa gola e gol al suo Psg

Se l’avessero preparata a tavolino, non sarebbe riuscita così bene. Prima l’abbraccio davanti ai fotografi di tutto il mondo con Ancelotti («Ma solo un caloroso saluto, non abbiamo parlato»), poi al pronti via, Pato, su imbeccata di Ibrahimovic (ma i due non si detestavano cordialmente?) ha timbrato il cartellino del gol e infilato la porta del PSG regalando alla fine l’1 a 0 del Milan. Così tanto per riaccendere l’appetito del club parigino sul giovane brasiliano (a questo punto si rincorrono e si sprecano le cifre, 40 milioni, no, 45, chi più ne ha, più ne metta) e per far capire ai milanisti che il Papero può essere anche intollerante alla tattica ma ha il gol nel sangue. E tra l’altro farebbe non comodo, sarebbe essenziale per far spiccare il volo al PSG per la prima volta sotto gli occhi di Carletto Ancelotti. Che ha un disperato bisogno di un tipo alla Pato, pochi ghirigori e qualche tiro in più nello specchio della porta, poiché Nenè è l’unico che cattura l’occhio (sua una traversa nella ripresa) mentre Pastore viaggia ancora a una velocità inadatta per chi continua a evocare il paragone blasfemo con Kakà. «Io continuo a sentire al telefono Leo e Ancelotti ma non c’è nessuna richiesta al momento» è lo stato dell’arte sulla trattativa firmato da Galliani.
Il vice-Berlusconi, in Brasile, attraverso Sport tv, è riuscito a vedersi l’amichevole in diretta e a controllare di persona l’infondatezza di una notizia circolata nelle ultime ore, e cioè la presenza di Gilmar Veloz a Dubai per mettere in piedi il trasferimento di Pato. Altri sono stati gli addetti ai lavori segnalati da quelle parti: Eto’o per esempio e Sergio Berti, che è poi l’agente di De Rossi. Non certo Veloz. E nemmeno sul fronte Tevez ci sono novità rispetto alle posizioni di qualche giorno prima: il City continua a pretendere l’obbligo del riscatto da parte del Milan, Galliani è fermo sul diritto che non può essere obbligatorio e che tra l’altro imporrebbe a Carlitos di comportarsi come si deve come fa in queste ore, al mare a prendere il sole insieme con la famiglia. «Pato è tranquillissimo»: dall’interno dello spogliatoio rossonero arrivano questa volta segnali di tipo rassicurante. Il Papero è entrato in campo col primo Milan, quello titolare, al fianco di Ibra e con Robinho alle spalle (in assenza di Boateng e Seedorf ancora da recuperare), ha fatto gol, si è distinto per qualche utile ritorno. Allegri si è preoccupato di non concedere alibi. All’intervallo Pato è rimasto sotto la doccia lasciando il posto a un altro Milan, con Inzaghi ed El Shaarawy coppia d’attacco tutta da inventare eppure capace di esaltare le virtù che si intravedono nel ragazzo mentre Pippo è apparso ancora alla ricerca dello smalto migliore.
I riflettori puntati su Rino Gattuso, nella seconda frazione, hanno consentito al calabrese di mettere fine a un triste calvario cominciato il 9 settembre (partita con la Lazio), quando fu costretto a farsi da parte per via di una infiammazione al sesto nervo cranico che gli ha causato problemi gravi di vista all’occhio sinistro. Gattuso ha ripreso a vedere calcio autentico, ieri e il Milan ha recuperato un altro centrocampista, utile, anzi utilissimo col tempo, alla sua causa e al duello tricolore con la Juventus. «Sono soddisfatto, è stato bello ma faticoso. Il caso Pato? Lui e Allegri hanno parlato davanti a tutti. E credo che Pato rimarrà con noi fino alla fine» il commento dell’interessato. Ha superato il primo test, potrebbe anche andare in panchina a Bergamo domenica pomeriggio. Con Nesta rimesso in pista nella ripresa, il Milan ha ricevuto conferme sul recupero di Mexes.
Più che una prova attendibile è stato un allenamento, l’ultimo prima di volare in Italia e rituffarsi oltre che nel gelo di Milano anche nel torrido clima del campionato. A Bergamo non sarà una gita.