Ancelotti lontano da San Siro ritrova il Milan formula 5

Dopo quella dell’Olimpico con la Lazio, i rossoneri segnano un’altra cinquina. Apre Kakà, doppietta di Gilardino, si sblocca anche Gourcuff

Genova - E adesso bisogna spiegare bene quel che succede al Milan. A San Siro è una squadra da retrocessione: mai un successo, appena 3 pareggi, due sconfitte consecutive contro Empoli e Roma. Fuori casa è una macchina da gol: 15 gol collezionati nei viaggi, appena 4 quelli subiti, andatura da scudetto. È come il buon vino, verrebbe da chiosare. E invece è lecito chiedere qualche approfondimento all’allenatore. C’è di sicuro un aspetto tattico (i berlusconiani dilagano in contropiede), ma c’è anche un altro fattore da mettere a punto: la determinazione.

Ammirato ieri sera a Marassi un Milan dei tempi belli, con gli occhi di tigre e la tensione delle serate di Champions. Il suo attacco a raffica non è una novità, come dimostrano i successi sul Genoa e poi contro la Lazio. Questa volta il contributo determinante è quello di Serginho, rivisto a pieno regime di giri dopo oltre un anno. Non è facile passare da queste parti. L’ultima sconfitta della Samp è lontana molti mesi, il 28 gennaio per la precisione: allora fu l’Inter a togliere a Novellino ogni pia illusione di impresa.

La squadra che si esprime meglio in casa contro una squadra che si esprime bene fuori casa. Samp-Milan è lo specchio segreto dei vizi e delle virtù delle due formazioni, troppo vicine in classifica, e in clamoroso ritardo per non destare, sulle rispettive sponde, motivi di fondata preoccupazione. Mazzarri, il tecnico di casa Doria, maledice la sorte per l’infortunio che lo priva subito (dopo appena un quarto d’ora) di Lucchini (dentro Bastrini), ma non è questo il motivo della partenza in tono dimesso dei suoi, dominati dal palleggio del Milan, spigliato sulle zolle di centrocampo, un po’ meno quando c’è da portare un attacco sincero e vigoroso. E infatti, al culmine della prima frazione di marca rossonera, il fatturato risulta modesto: un colpo di testa di Kaladze (su angolo) deviato con un plastico volo da Castellazzi e una bella combinazione Gattuso-Seedorf conclusa da un sinistro che lambisce il palo scoperto del portiere locale. La Samp sembra la bella addormentata nel bosco. A dare la sveglia provvede un vecchio bucaniere, passato anche dalle parti di Milanello ai tempi di Zaccheroni: Sala interrompe un assalto di Kakà, compie indisturbato 30 metri palla al piede, mira la porta, Nesta devia di quel tanto sufficiente per mettere nei guai Dida, capace però di un prodigioso colpo di reni che azzera il pericolo.

Chissà che non cominci oggi, a Milanello, un’altra stagione con Ronaldo associato per la prima volta alla squadra e perciò vicino al ritorno in campo. Appuntamento con l’Atalanta, il pronostico ufficioso di tutto lo staff tecnico. Nell’attesa dell’ex Fenomeno, Kakà e compagni provvedono a colmare quasi tutte le lacune mostrate nel primo tempo. Micidiale la partenza del Milan: in sette minuti confeziona l’uno-due che incenerisce la Samp. Sono Kakà e Gilardino a timbrare il cartellino secondo la vocazione collaudata a Roma contro la Lazio. Il merito del primo sigillo è di Pirlo che scodella una palletta calibrata per Gilardino il cui recupero sulla linea di fondo e il successivo assist consentono a Kakà di far gol a porta spalancata e senza alcuna difficoltà. Neanche il tempo di rimettere insieme i cocci che la Samp abbassa la testa per la seconda volta: l’attacco a ranghi completi del Milan si snoda sulla sinistra dove, con Serginho, la squadra di Ancelotti ritrova finalmente il cross malandrino. Ne approfitta Gilardino, smarcato sul secondo palo, perciò solo e in grado di colpire a colpo sicuro.

Sono le premesse alla goleada che prende corpo appena Mazzarri decide di dotarsi di tre attaccanti veri (Bonazzoli e Caracciolo aggiunti a Montella), senza puntellare invece la difesa che fa acqua da tutte le parti. Se poi Serginho sfonda sulla sinistra senza opposizione alcuna, allora è possibile che Gilardino si liberi in dribbling di Nastrini per il secondo squillo personale mentre il gol di Gourcuff (appena subentrato a Gattuso e istruito a modo da Tassotti) e quello di Seedorf sono il preludio alla decisione di fermarsi e non infierire sul rivale sotto choc.