Ancelotti, il migliore anche in cavalleria «L’Inter ha ragione»

Il tecnico votato dai colleghi di tutto il mondo come numero uno. Stasera a Bergamo il Milan recupera con l’Atalanta a porte chiuse: «Speriamo sia l’ultima volta che accade»

È vero, il Milan non ha molto tempo da perdere e non può neanche perdere altro terreno nella scalata al quarto posto. Stasera gli tocca presentarsi a Bergamo per il primo dei tre recuperi da disputare (11 novembre la sfida sospesa per la «caciara» degli ultrà bergamaschi) avendo davanti un bel trio da scavalcare (Genoa, Samp e Palermo) in classifica. Eppure una sosta, di poche battute, ai bordi della polemica della settimana, è indispensabile. «L’Inter merita di essere al primo posto perchè ha giocato ottime partite e ha avuto grande continuità. Ci sono arbitri che devono crescere, sono molto giovani, ho visto errori contro tutte le squadre, perciò non colgo la sudditanza» la frase confezionata da Carlo Ancelotti può rimpiazzare, senza problemi, il silenzio imposto a Roberto Mancini, costretto ad annullare la conferenza-stampa ad Appiano Gentile. «Al Milan non è mai successo una cosa del genere» segnala alla fine Carletto ed è l’unico distinguo tra i due club che trova spazio nella ricerca affannosa dei cronisti di scavare altri veleni tra i due laghi.
È vero, il Milan non ha molto tempo da perdere ma giocare, stasera a Bergamo, dentro uno stadio vuoto, sigillato dal provvedimento del giudice sportivo, non costituisce un vantaggio da sfruttare in modo cinico. «Non mi è mai capitato, spero sia l’ultima volta che accade nel nostro calcio» riconosce il cavalleresco allenatore che siede sulla panchina del Milan. Ah, fossero tutti così, si respirerebbe un’altra aria. Qui non parliamo di bravura ma di stile e di sportività eletta a musa ispiratrice, naturalmente. Perciò non gli fa specie, e non potrebbe essere diversamente, quel riconoscimento che sa molto di burocratica statistica e che gli assegna il primo posto in cima alla graduatoria degli allenatori del mondo. «In verità è più importante alzare le coppe» risponde convinto Ancelotti che continua a pensare a Mosca.
È vero, il Milan non ha tempo da perdere e anzi deve correre spedito verso il quarto posto e non può attardarsi dietro le questioni tattiche rilanciate dalla prova di Udine, risolta da Gilardino. Piuttosto si dedica a un po’ di sano turn-over giustificato dagli impegni che incombono da qui fino a metà febbraio. Il Milan non salta uno solo dei mercoledì destinati alla coppa Italia: gli tocca infatti recuperare le altre due caselle rimaste vuote, Reggina e Livorno. Turn-over d’accordo ma senza alterare il trio d’attacco a cui viene attribuito il merito dei 6 punti raccolti nelle prime due sfide del 2008. Non c’è Ronaldo (a proposito, sciolte le treccine e adesso basta col suo look, non se ne può più, ndr) perchè alla sua età e nelle sue condizioni muscolari giocare 3 volte a settimana è ancora impossibile: va in panchina e magari entra nel finale. Al suo posto Gilardino in coppia col giovane Pato (convocato da Dunga per la nazionale maggiore a Dublino, 6 febbraio insieme con Kakà e gli interisti Julio Cesar e Maicon), sostenuto da Kakà, con Seedorf preferito ad Ambrosini (lasciato a casa a riposare) nel ballottaggio stanchezza (l’olandese può fermarsi domenica pomeriggio contro il Genoa).
Non recupera Maldini, fiacco dopo l’attacco influenzale, sottopongono il superstite Favalli agli straordinari mentre Kalac confermato per acclamazione. Anche lui è uno che non ha molto tempo da perdere: Dida resta a guardare fino a lunedì prossimo. Poi verrà il tempo di decidere se riportare il brasiliano in porta o premiare il croato.