Ancelotti: «La nostra rincorsa inizia adesso»

nostro inviato a Milanello
Rivoluzione no, turnover sì. Carlo Ancelotti procede nel programma che s’è imposto fino alla prossima sosta per la nazionale, nella prima decade di ottobre: far ruotare i rossoneri per non affaticarli più di tanto. «Fino ad allora turnover e poi le cose cambieranno», afferma il tecnico che guarda con la giusta preoccupazione alle prossime trasferte. «Sono due partite insidiose, dobbiamo fare attenzione a queste trasferte. Il Livorno in particolare cambia spesso atteggiamento tattico, ma la cosa non deve preoccuparci, anche se il Picchi è un campo difficile per l’ambiente e il valore della squadra. Però ricordiamoci che l’anno scorso abbiamo fatto una grande partita».
Già, perché un Milan che fa tris nelle prime tre giornate, non lo si vedeva dal campionato ’95/96, gestione Capello, con Weah e Savicevic, e l’intenzione di Ancelotti è di andare oltre. «Non sono sorpreso per la nostra partenza, abbiamo rispettato gli obiettivi e le aspettative che erano quelli di recuperare la penalizzazione. Adesso inizia la lunga rincorsa, ci vogliono tempo e pazienza, tantissimo tempo e mi auguro di riuscirci da qui a maggio, perché il nostro obiettivo è quello». Davanti il Palermo va a mille e anche l’Inter, malgrado le polemiche, non molla. «L’Inter è forte», continua Ancelotti, «perché vincere a Firenze e Roma non è facile e i nerazzurri hanno dato un segnale forte a chi parlava di squadra in difficoltà. Quanto al Palermo, è un’ottima squadra, ha fatto una buona campagna acquisti e ha l’arma in più dell’entusiasmo che la circonda. Noi a livello di preparazione individuale stiamo andando bene, i giocatori che arrivavano dal mondiale stanno recuperando la condizione, c’è ancora qualche lacuna a livello di collettivo, ma è un difetto stagionale perché giocando troppo non c’è tempo per prepararsi al meglio».
Ancelotti si inalbera però quando si accenna a presunti dissapori con Kakà, a un parallelismo con il caso Shevchenko e la sua reazione è durissima: «Lo scherzo è bello quando è corto. Il discorso è chiuso, mi è scappata una frase su un possibile cambio, ma per me finisce qui e non voglio più sentirne parlare. I rapporti con Kakà sono ottimi. Stop alle fantasie». Meglio allora parlare solo della squadra e il buon Carlo si rasserena. «Non siamo Inzaghi-dipendenti. Pippo ha riposato contro il Parma, mentre Nesta ha avuto un fastidio al gluteo, e gli manca solo di prendere la confidenza con la partita. Jankulovski ha dimostrato personalità, ma per le sue caratteristiche è difficile metterlo più avanti a centrocampo, dovremmo fare delle modifiche che non portano vantaggi. Per noi comunque la spinta dei terzini è importante».
Riposerà il «faro» Pirlo e al suo posto ci sarà Ambrosini, un cambio che in una partita a Reggio Calabria portò ad Ancelotti un sacco di critiche e polemiche, ma il tecnico ha le spalle robuste. Mancheranno anche Costacurta e Serginho bloccato da un’ernia del disco, ma il brasiliano non intende operarsi. Gilardino invece è pronto, giocherà uno spezzone di partita con una speciale protezione sulla testa ferita a Parma. Ancelotti ha anche qualcosa da dire sulle regole: «Ci viene spiegato prima di tutte le partite che c’è più attenzione sui falli da tergo, sulle simulazioni... quando si mette qualcosa di nuovo, c’è molta attenzione, poi si allenta la morsa. In questo momento c’è molta fiscalità, ma è una cosa positiva tutelare il gioco. Gli arbitri stanno lavorando con più serenità e meno pressione. Giusto togliere la squalifica a Toni, forse un po’ meno quella su Paci. Le lamentele dell’Inter? Non ne so niente, non leggo i giornali, non guardo la tv, sono solo un appassionato di film».
E su Pancalli: «Non lo conosco, ma sembra uno con le idee chiare. Sono contento per Gigi Riva, l’ho conosciuto e apprezzato nel mio periodo in nazionale».