Ancelotti pensa al Werder per restare sceicco

Il tecnico rossonero: "La Coppa Uefa è la nostra Champions. Voglio il trofeo. I fischi?
Diventeranno applausi". Caso Mansour: prima di fare l’offerta al Milan
bussò al Real

Milanello - Non ha voglia di far baruffa con Mourinho. «Mi resta sempre simpatico, su Inzaghi non rispondo, scommetto sulla qualificazione di Inter e Roma» la sintesi buonista di Carlo Ancelotti deciso a tenersi a distanza di sicurezza dalla polemica personale. Non ha voglia di stendere pietosi veli sul distacco accumulato nei confronti dell’Inter in campionato. «Dobbiamo guardare in casa nostra, quella distanza è tutta farina del nostro sacco», riferisce ancora Carletto con scrupoloso realismo. Non ha neanche voglia di accentuare la frattura emersa già domenica col pubblico di San Siro all’atto della sostituzione di Inzaghi. «È stato un momento di critica, l’accetto. Sono convinto che quei fischi si trasformeranno in applausi», è la chiosa per chiudere il dissidio su cui gioca con Pippo, incrociato al bar («è tutta colpa sua, è uscito con una faccia!» la battuta). Anzi, l’occasione è propizia per tentare di sanare anche il contrasto aperto tra tifosi e Clarence Seedorf. «Il nostro pubblico ha memoria, sa che i tanti successi recenti hanno avuto Clarence come protagonista» è la convinta difesa d’ufficio prima di chiudere con un paragone fatto apposta per eccitare la folla. «Non vale per la Champions ma per noi ha il sapore di una sfida di Champions» lo slogan di Ancelotti per riscaldare una serata che non sembra interessare granché il tifo rossonero, 15mila i biglietti venduti in prevendita.

Per motivi comprensibili Ancelotti ha ancora meno voglia di infilarsi nel reticolo di filo spinato costituito dalla vicenda dell’offerta dello sceicco Mansour. «Mi occupo di questioni tecniche e non societarie» il suo distinguo. Nel frattempo, sull’argomento, apprendiamo da fonte spagnola che prima di passare dalla Fininvest, l’inviato dello sceicco è stato a Madrid per chiedere a Florentino Perez, presidente designato del Real, l’eventuale interesse alla materia. Risposta scontata del costruttore spagnolo: «Al Real non possiamo, i nostri soci sono i nostri tifosi e abbonati».

E allora, per tornare al tema di fondo, di cosa hanno voglia stasera Ancelotti e il Milan? Per esempio di provare a inseguire l’unica coppa che manca alla bacheca prestigiosa del Milan berlusconiano. «Io e Maldini nei giorni scorsi abbiamo accarezzato questa idea» la confessione pubblica del tecnico. Aggiunta a quella dichiarata in pubblico di riuscire a giocare un’altra finale, a Montecarlo.

«Eliminando il Werder avremmo la strada spianata» è il convinto pronostico di Ancelotti. Lui e il Milan hanno voglia certamente di trovare una prova convincente che spazzi via dal cielo di San Siro le nuvole apparse al ritorno da Brema, con quell’aggettivo «raccapricciante» pronunciato dal presidente Berlusconi e diventato una spina nel fianco del tecnico. Nonostante il richiamo di Galliani che fa da promemoria, «dobbiamo arrivare tra i primi tre».

Che stia per arrivare il sereno, a Milanello, lo dimostrano più che il clima primaverile, le notizie provenienti dallo spogliatoio. Pato è recuperato e può giocare con Inzaghi sempre a caccia di record, Shevchenko può accomodarsi in panchina, Kakà viene dato per guarito, a Genova forse insieme con Ronaldinho che ha una fastidiosa tallonite.