Ancelotti: "Quante difficoltà non me l’aspettavo così dura"

"Il Liverpool ci impediva di servire Kakà e Seedorf. Dopo il Bayern ho capito che potevamo vincere. Ormai mi sento di appartenere a questa società"

Atene - Arriva Carlo Ancelotti, applausi, gli si alza il ciglio e fa: «Partita difficile, quanto neppure me l’aspettavo. Sapevo che ci sarebbero state delle difficoltà, ma questa è stata più difficile di Manchester, quella partita la Juventus la giocò a viso aperto. Il Liverpool ci ha messo molta intensità, ha fatto pressing, i miei giocatori non riuscivano a servire né Kakà né Seedorf e questo ci ha creato altre difficoltà. Con spazi così ridotti era difficile fare gioco, loro erano molto aggressivi, troppo aggressivi».
Ancelotti aspetta le domande, si sente preparatissimo, parla del primo gol e lo spiega come la svolta della partita, non della coppa: «perché questa Champions l’abbiamo iniziata a vincere quando siamo andati a Malta e poi mi sono reso conto che poteva essere nostra dopo la vittoria di Monaco di Baviera. Mi ricordo che quando a novembre si parlava di Champions league qualcuno diceva che si trattava di utopia. Bene, il calcio mi piace anche per questo, perché quasi mai riesci a giocare la partita che vorresti e poi perché è sempre capace di sorprenderti».
Nomi? Nel momento della vittoria a Carlo Ancelotti vengono fuori quelli dei giocatori che hanno sofferto: «Dico che i recuperi di Nesta e Ambrosini sono stati fondamentali, il Milan deve molto a tutti e due, e naturalmente anch’io».
Ci sono analogie con Istanbul? «Due anni fa, in quella finale, eravamo subito andati in gol, poi vantaggio largo, quindi partita più aperta. Questa è stata una gara molto più controllata. Se la perdevo? Non dovete chiedermelo, so solo che dopo questa seconda Champions il mio mercato si allarga. Quando sbagli nel calcio paghi, ma io non mi sono mai sentito in discussione. Ma noi siamo una squadra tosta, quando occorre sappiamo mostrare l’altra faccia del Milan. E poi c’è qualcosa che mi lega a questa società, c’è un rapporto di appartenenza che va oltre a tutto. Sarà perché ci ho anche giocato, non so, a questa società mi sento di appartenere».
Adesso gli chiedono se tutto questo è anche un grande spot per il calcio italiano, e Ancelotti non si tira indietro: «Il calcio italiano ha sofferto molto questa estate, ma non credo che questo sia una rivincita, come non lo era stata la bellissima vittoria degli azzurri a Berlino. Il calcio italiano ha sofferto e queste vittorie gli servono per ricevere un po’ di serenità perché ne ha tanto bisogno. Ma non parliamo di rivincite, vi prego».
Però rispetto a Istanbul due anni fa, se non è una rivincita è una... vendetta.