Ancelotti ricarica il Milan: «Via la paura»

Franco Ordine

nostro inviato a Milanello

Il clima è da «fine della ricreazione». Carlo Ancelotti detta gli ultimi consigli per tirare fuori il Milan dai guai e da una classifica disonorevole con la mascella serrata e il sorriso d’ordinanza cancellato da una nuvola che gli attraversa il faccione. «Non dobbiamo allenare la paura ma la fiducia nelle nostre possibilità» è il suo slogan a effetto che tende anche a incenerire la preoccupazione alimentata «dall’ambiente esterno» per distribuire infine un paio di precetti. Il primo è forse il più importante di tutti: «Dobbiamo applicarci per evitare gli errori individuali». E qui il riferimento è esclusivo nei confronti delle disattenzioni fatali tradite in difesa contro Palermo e Atalanta, contro Inter e Roma. «Se è il caso bisogna limitare anche le nostre tradizionali qualità offensive pur di migliorare la fase difensiva» è la frase di Ancelotti che ha il valore simbolico di un editto. È il vecchio, suggestivo richiamo del contadino: se soffia, forte, il vento contrario, è bene che le canne si pieghino per evitare di farsi spezzare mandando in frantumi il raccolto. Recitata così, pare una raccomandazione a una squadra di superbi, forse è il richiamo al realismo, mancato contro la Roma, nel finale, quando s’accorsero tutti d’aver esaurito la benzina.
Per frenare la caduta libera («il quarto posto resta l’obiettivo minimo»), cambiare strada, indirizzo tattico, il Milan si presenta a Empoli, «contro una squadra che corre in ogni zona del campo», con lo stesso disegno provato contro la Roma. Nella speranza che anche taluni risvolti psicologici - il recupero da parte di Seedorf della nazionale orange, per esempio - contribuiscano a cementare il gruppo. «L’anno scorso, dopo una scoppola in coppa Italia, giocammo a Roma contro la Lazio: ne venne fuori uno 0 a 0 poco spettacolare ma efficace» ricorda sempre Ancelotti che vuol dare l’idea di cosa occorra a questo Milan in netto ribasso ma non certo attraversato da problemi interni (leggi diverbio Bonera-Gourcuff). Semmai i tormenti sono rappresentati dall’elenco degli indisponibili, cui è iscritto da ieri anche Nesta, sceso in campo contro la Roma in condizioni fisiche precarie. «Ha pagato quello sforzo» è il riconoscimento pubblico per il romano che si sta lentamente riavvicinando alla società per il rinnovo del contratto. Perciò il tecnico ha chiesto ai grandi vecchi di rimettersi l’elmetto: Costacurta e Maldini faranno coppia e guideranno tutti gli altri, alcuni costretti agli straordinari (Brocchi, Seedorf e Kakà dopo l’intermezzo con le rispettive nazionali), altri prescelti per via del modulo. A cominciare da Gilardino che giocherà da centravanti, avendo alle spalle Oliveira, proprio come contro la Roma. Inzaghi in panchina non è un castigo ma una scelta obbligata: non può giocare da solo, col modulo tipo Nazionale di Lippi, per capirsi. E non vale nemmeno la variante della condizione fisica: Pippo ha lavorato sodo a Milanello mentre Gilardino ha giocato un tempo a Bergamo. «Sono i più dotati che devono dare una mano alla squadra» è la teoria di Ancelotti passato dalla poesia alla prosa. Anche dal mercato è bene non aspettarsi niente di nuovo. «Amelia? Per i portieri siamo a posto fino a giugno» è la replica che chiude la porta a ogni arrivo.
Tra i più dotati, c’è sicuramente Andrea Pirlo che ieri è diventato papà per la seconda volta (è nata Angela): gli hanno concesso un permesso, ha saltato l’allenamento del mattino prima di trasferirsi a Empoli in aereo via Firenze. Dovrà giocare e dare l’esempio.