Ma Ancelotti ritrova Emerson e Jankulovski

Il ceco si è ripreso a tempo di record da un intervento al menisco, il brasiliano sembra guarito da una fastidiosa periostite

nostro inviato a Yokohama

Accoglienza unica, tecnologia sofisticata. Ma per le docce, il Milan deve tornare in albergo dal campo di allenamento - dieci minuti di passo svelto - perché dotato di uno spogliatoio troppo piccolo per accogliere il gruppo, 40 in tutto tra tecnici, calciatori, preparatori e fisioterapisti. Di qui la decisione di arrivare allo stadio già in tuta e a fine lavoro di raccogliere tutti sul torpedone per volare verso l’albergo. Dentro l’impianto duemila persone: mamme e bambini, quasi tutti vestiti di rossonero, la maglia di Kakà, la numero 22, la più gettonata. «Non abbiamo trascurato un solo particolare, abbiamo portato 70 persone in Giappone e siamo decisi a fare qualunque sforzo pur di vincere questo titolo mondiale per club» spiega Adriano Galliani durante la conferenza. Quello delle docce è uno dei pochi inconvenienti dell’avventura in Giappone, quasi tutti legati al fuso orario che sembra smaltito in anticipo rispetto alle previsioni e al pasticcio del 2003 (squadra divisa in due tronconi e fatta partire a rate). La spiegazione è nella presenza di un endocrinologo al fianco dello staff sanitario e di un paio di provvedimenti. «Dal 30 novembre abbiamo raccomandato a tutti di anticipare di un’ora il sonno con l’aggiunta di un ormone, il cortisolo» la spiegazione di Meersseman.
Perso Ronaldo, Ancelotti sta per riacquistare due pedine importanti. Jankulovski ed Emerson, da ieri pomeriggio, si possono considerare recuperati a tutti gli effetti. Si tratta di guarigioni lampo: uno è stato operato di menisco, Tognaccini ha fatto un eccellente lavoro, l’altro si è liberato di una fastidiosa periostite. Sono due titolari in più per una squadra dagli uomini contati, specie in attacco dove in attesa di Pato restano a disposizione solo Gilardino e Inzaghi. Fermi ieri anche Dida, Seedorf e Serginho, rimasti in albergo a puro titolo precauzionale: per il portiere brasiliano si tratta di una piccola coda dell’influenza che lo tenne a riposo contro il Celtic.
Ieri pomeriggio missione a Tokio di Galliani, Ancelotti e Tassotti per assistere alla partita inaugurale del mondiale per club vinta per 3-1 dagli iraniani del Sepahan sui neozelandesi del Waitakere United. «Quando arrivammo in Giappone per la prima volta, nell’89, era tutto molto diverso: partita secca, si sbarcava il mercoledì, si giocava e si tornava indietro. Questo è un mondiale vero e proprio fin qui dominato dai sudamericani. Lo so, torneremo suonati e giocheremo il derby, salteremo due partite di campionato e avremo un gennaio pazzesco per i relativi recuperi, ma è una fatica che facciamo volentieri al posto del Liverpool» racconta estasiato Galliani.