Ancelotti: «Lo scudetto? Era un discorso chiuso Penso alla Champions»

Milano«Non si è chiuso nessun discorso, perché nessun discorso era aperto». Così Carlo Ancelotti liquida la questione-scudetto, il sogno di superare l'Inter. «Piuttosto ora ci basta vincere una delle prossime tre partite per confermarci nelle prime tre squadre. Il nostro obiettivo è tornare in Champions League, abbiamo questi quattro punti sulla Juventus, vediamo di gestirli». Ma perché ieri sera il Milan non è stato convincente come nelle ultime esibizioni? «Principalmente perché i nostri avversari non ci hanno permesso di giocare, chiudendoci ogni varco. Poi noi ci abbiamo messo del nostro giocando troppo frenetici e sbagliando molti passaggi invece di cercare la soluzione più facile». Denuncia solo un po' di fastidio, comunque contenuto con grande classe, sulla questione Inzaghi (che si è lamentato della sostituzione, uscendo dal campo i due non si sono scambiati nemmeno uno sguardo): «Con lui ho un ottimo rapporto, conosco queste sue sceneggiate ma dopotutto ci sono abituato». La serata grigia di Kakà infine è spiegata con «il grande pressing che la Juventus ha fatto su di lui, ma per me ha comunque giocato bene». Infine solidarietà al collega-rivale di ieri: «A me piace il calcio italiano, con tutti i suoi eccessi e paradossi. Ma quando, come è successo a Ranieri, si valuta il momento e non a lungo raggio, si commette un errore».
Per Clarence Seedorf una serata agrodolce, prima il gol poi la solita bordata di fischi a margine della sua sostituzione. «Forse sono stati un po' ingenerosi ma non ci faccio troppo caso. Ho delle responsabilità verso la squadra e poi i veri problemi della vita sono altri. Di sicuro c'è che l'impegno va sempre applaudito, soprattutto quando si incontrano avversari di livello come quelli di stasera». Sfumato il sogno scudetto: «È stata un'occasione persa, sarebbe stato bello fare uno scherzo all'Inter. Ma pareggiare con la Juve ci sta».
Sulla sponda bianconera il sospiro di sollievo è di quelli grossi: «Ci siamo riattivati, siamo tornati». Claudio Ranieri maledice gli ultimi 45 giorni ma ora cerca di tirare fuori tutto l'orgoglio che può: «Dopo la sosta ci siamo persi, in campo eravamo troppo lunghi. Forse abbiamo mollato un po' dopo essere stati eliminati dalla Champions. Col Milan invece abbiamo dimostrato di essere tornati quelli della prima parte di stagione, compatti e aggressivi. E se giochiamo così un gol lo facciamo sempre». Il problema, casomai, è nei gol presi: «Effettivamente mi sono seccato perché tutto è nato da un nostro errore». Mentre sul Del Piero in panchina (poi ha festeggiato la sua 600a presenza in A) taglia corto: «Faccio giocare chi sta meglio». Per fargli tornare il sorriso serve un accenno a Poulsen: «È arrivato qui con la pubalgia, ora sta bene e si vede: è questo il giocatore che avevamo acquistato». Archiviato il quinto pareggio nelle ultime sei partite, per Ranieri si avvicina il giorno del giudizio: «Ma io rimango tranquillo. Le critiche fanno parte del gioco e poi dipende da chi le fa queste critiche. Io so di essere dalla parte della ragione». Il futuro prossimo juventino si chiama Diego (al proposito Cobolli Gigli ha detto «Sono ottimista. La Juve? In campionato e Champions è andata bene ma non aver vinto la coppa Italia è un dispiacere. Come già detto, a fine stagione faremo i conti»), ma è un acquisto di Ranieri? «Sì, come tutti d'altronde: sono sempre concordati con la società».
Come quello di Vincenzo Iaquinta, il suo gol ha evitato un'altra settimana di dubbi e paure. «Io lavoro sempre duro, siamo venuti qui per giocarcela e non ci arrendiamo mai» dichiara a fine partita stremato. Ha corso per tutto il campo, dal primo all'ultimo minuto. Anche Ranieri lo loda: «Il problema è che Vincenzo le scorse stagioni si fermava per problemi fisici proprio nel momento di miglior forma. Adesso sta bene e io sono felice di farlo giocare perché lui è uno generoso, che si sacrifica per la squadra». L'unico peccato è che proprio il suo gol ha di fatto regalato lo scudetto all'Inter, allora Iaquinta si arrende: «Loro sono una grande squadra, se lo meritano». Ma l'anno prossimo la caccia juventina ai nerazzurri riparte. Ranieri probabilmente non ci sarà, ma Iaquinta, il generoso, sì. E forse ci sarà pure Lapo Elkann alla guida della Juve: «Se questo dovesse accadere ne sarei onorato, ma non sta a me dirlo: io sono uno dei tanti e starà alla società decidere».