Ancelotti si ferma a Firenze: "Il futuro? Nei prossimi giorni"

Si conclude oggi il lungo viaggio in rossonero del tecnico. Ma prima il posto Champions: "Pensavamo fosse già fatta"

Milanello - Neanche un briciolo di tensione sul viso. «Il mio futuro sarà deciso nei prossimi giorni» è la frase con cui Carlo Ancelotti impacchetta la questione ancora aperta formalmente ma decisa da settimane. È alla sua ultima panchina da allenatore del Milan, dopo 8 anni di successi e di scivoloni discussi (ultimi tre campionati segnati da 4°, 5° e 2°, 3° o 4° posto), al culmine di 420 panchine aggiungendo alla sua strepitosa collezione di trionfi il record di presenze che fu ai bei tempi andati di Nereo Rocco, eppure non fa una sola piega. Questo è Ancelotti, persona adorabile come risulta netto dal suo libro e dai suoi comportamenti, mai uno sgambetto o un calcio negli stinchi, mai una «sparata» nemmeno quando avrebbe più di un motivo per farlo. «Non ho alcun appuntamento fissato» puntualizza, qui serio, a segnalare che il più è fatto e non ci saranno negoziati né cambiamenti di scelte. Anzi, per rafforzare il suo distacco dalle vicende future rossonere che non gli appartengono più, risponde secco a chi gli chiede conto dei suoi programmi personali. «Ho un impegno martedì 2 giugno dalle parti di Bari» per ricordare del premio intitolato a Oronzo Pugliese assegnatogli dalla città di Turi: andrà a ritirarlo e sarà l’occasione per celebrare, con giornali e tv, il divorzio consensuale dal Milan.

IL GRANDE ERRORE L’uomo, oltre che l’allenatore, è leale e non si nasconde dietro banali scuse. Non può far finta di niente dinanzi ai cedimenti di Udine e con la Roma, «non le abbiamo preparate al meglio» l’ammissione. «C’è stato un calo di tensione: eravamo tutti convinti, con 9 punti di vantaggio sulla Fiorentina, d’avere in tasca il terzo posto. E invece nel calcio non si può mai mollare la presa» è la sua confessione pubblica che suona come una ramanzina per il gruppo, seduto sugli allori dopo l’1 a 1 con la Juve, quasi avesse vinto il tricolore.

UN PERIODO BUONO Dopo le ombre, la piccola luce. «Il periodo più bello del campionato l’abbiamo avuto dopo le due iniziali sconfitte contro Bologna e Genova: ci siamo ripresi, siamo diventati primi, abbiamo vinto, con merito, il derby dell’andata contro l’Inter» la ricostruzione. Troppo poco per meritarsi una citazione speciale. «Poi ci sono stati gli infortuni» è la sua tesi, che fino a un certo punto combacia con quella di Galliani prima dell’intervento di Berlusconi.

IL CASO KAKÀ È diventato di dominio pubblico non solo l’interesse del Real di Perez ma anche il ridotto contributo del brasiliano alla causa. Nelle ultime tre sfide, l’attacco milanista, primatista del torneo con i suoi 68 centri, è rimasto a secco. Colpa anche di Kakà e, in parte, della sua decisione di cambiare ruolo, passando da trequartista puro a seconda punta in appoggio a Inzaghi, per faticare meno, magari. «Dal 7 febbraio, giorno del suo infortunio con la Reggina, non ha più trovato continuità» la diagnosi generica dell’allenatore. Con l’aggiunta di una stoccata riservata alla mentalità italiana. «Solo da noi - il pensiero di Carletto - è possibile aprire un dibattito sul ruolo di Kakà. Dovremmo modificare la mentalità e apprezzare lo spirito dimostrato per esempio dagli esponenti delle due finaliste di Champions league. Guardiola è riuscito nel suo capolavoro grazie alla generosa dedizione dei suoi giocatori». Verissimo. Chi ha voglia di sacrificarsi nel Milan di oggi, a parte Gattuso?

MA QUALE FINALE In tema di Champions c’è anche l’intervento di Adriano Galliani, epurato di ogni veleno, e destinato all’etichetta della sfida di Firenze. «Ho letto e sentito qualcuno definirla una finale di Champions: piano, signori, piano con certi paragoni. La Champions è una cosa seria, riescono a disputarla i fuoriclasse, il Manchester, il Barcellona, il Milan. Quella di Firenze è una partita che può decidere se noi arriviamo secondi, terzi o quarti. E basta» il pistolotto del vice-Berlusconi che si interseca perfettamente con la frase di Ferrara, «vorrei una ciliegina sulla torta arrivando secondi». Anche per questo, qualche minuto dopo quell’intervento, il sito milanista ha cambiato titolo alla sfida di Firenze cassando il «quasi una finale».

RIECCO NESTA L’ammissione è di Ancelotti ed è tutta da condividere. «Se non valesse la posizione in classifica, l’avrei fatto giocare. È assente da un anno, sarebbe rischioso». Ogni riferimento ad Alessandro Nesta è pertinente. E segnala il ritorno all’attività del difensore romano che giusto all’ultima giornata di campionato può tornare a sentirsi un calciatore come gli altri, dopo il calvario di un inutile recupero attivo e il successivo intervento chirurgico alla schiena. «Sto bene, proprio bene» la sua confessione.