Ancelotti sogna la Roma, Ronaldinho il Milan

La voglia di Milan è tanta. A partire da Alberto Gilardino che, dopo le doppiette a Lazio e Shakhtar, sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi migliori e vorrebbe proprio centrare il tris domani contro la Roma. «Sono ancora in un’età in cui posso migliorare. Credo di poter giocare ancora per altri dieci anni a grandi livelli e sono riconoscente al Milan che mi ha dato la possibilità di lavorare al meglio e mi ha aspettato in circostanze per me difficili», afferma il Gila.
Voglia di Milan, mai nascosta però, anche da parte di un grande brasiliano: Ronaldinho. «Ogni volta che ci troviamo in nazionale, Ronaldinho mi chiede del Milan, della squadra e della società. Non so se possa venire, di certo ha una simpatia per noi rossoneri: tutti in Europa provano simpatia per una grande squadra come il Milan. Lui sta bene al Barcellona però, chissà perché, chiede sempre del Milan». Parole di Kakà che con l’ex Pallone d’oro del Barça ha un feeling particolare: «Dice di non sapere cosa gli riserverà il futuro. Vediamo il prossimo anno cosa può succedere. Arrivasse, sarebbe un bell’acquisto». Già, ma rischierebbe di non trovare più Kakà e qui il rossonero si rabbuia: «Non ho fretta di rinnovare il mio contratto che scade nel 2011 e nemmeno il Milan ne ha. Non ho parlato con il presidente, ma il momento arriverà. C’è stato qualche incontro a inizio stagione, poi ci siamo fermati. Finché posso, cerco di rimanere, ma tutto dipende dal presidente». E sull’ennesimo interessamento, complice il solito Marca, da parte del Real Madrid, in primis l’ex presidente Florentino Perez che vorrebbe strappare la poltrona a Calderon grazie al suo acquisto, Kakà fa spallucce: «Se Perez mi vuole parli con Berlusconi. Se troveranno l’accordo, bene, altrimenti resto qui».
Voglia di Milan, ma anche di capitale, visto che domani ci sarà Milan-Roma, da parte di Carlo Ancelotti che non rinnega i suoi amori: «Ho due squadre nel cuore legate alla mia carriera: la Roma come calciatore, il Milan come allenatore. Lo dicevo l’altra sera a mia moglie: sarebbe bello chiudere il cerchio a Roma che per me resta magica e alla quale auguro di vincere lo scudetto. A Spalletti il titolo, ma non la Champions, perché quella non la vince». E, per stemperare le tensioni, il buon Carletto la butta lì: «Con Spalletti potrebbe esserci un giorno uno scambio di panchine, lui al Milan e io alla Roma».
Ma domani tutti gli occhi saranno puntati su Francesco Totti. Lui vuole esserci, malgrado il trauma subito contro lo Sporting; Spalletti lo vuole in campo perché al capitano i giallorossi non possono assolutamente rinunciare. Il mal di pancia arriva invece dai tifosi, gli ultrà in particolare, che nel tam tam delle radio romane hanno fatto chiaramente capire che l’assenza del pupone nel derby di mercoledì prossimo con la Lazio, sarebbe considerato un delitto di lesa maestà. Con tutte le conseguenze disciplinari che potrebbero derivare dai tifosi inferociti per l’assenza del proprio idolo.