Ancelotti trova il colpevole «La Reggina ci ha rovinato il campionato e Kakà» «I guai sono cominciati lì. A Riky darei il mio piede...» «C’è un deficit fisico. Con Samp e Atalanta soffriremo»

MilanoIl sopracciglio non promette niente di buono. Il sopracciglio sinistro di Carlo Ancelotti, a mo’ di accento circonflesso, è il barometro dell'umore dell'allenatore del Milan e conferma le tensioni e l'angoscia che lo tormentano. «È un momento delicato, non il più difficile della mia carriera e dobbiamo tutti fare uno sforzo in più», è il suo primo leale riconoscimento senza neanche un cenno polemico col popolo dei tifosi e con i fischi feroci di giovedì notte («Bisogna capirli i nostri tifosi» è la sua posizione). Inutile far finta di niente, arroccarsi in difesa e spolverare le medaglie conquistate nel passato: Ancelotti anche in questo è unico nel suo genere, sincero fino al limite dell'auto-denuncia. «La sfida col Brema ha evidenziato un deficit fisico che in due giorni non potremo colmare, dovremo perciò ricorrere ad altre risorse, la forza e il carattere», è la seconda confessione che offre allo scenario deludente del Milan contorni marcati. Il problema principale è lo stato di salute del gruppo, martoriato da assenze lunghissime (Nesta, Gattuso, Borriello) e da infortuni recenti che hanno decimato lo spogliatoio (Kakà fermo da un mese, più Ronaldinho e Ambrosini, l'ultima vittima di giovedì notte, mentre Sheva recuperato in fretta è in grave ritardo, così come Kaladze).
«La partita con la Reggina è stata la nostra disgrazia: abbiamo perso punti e Kakà. Se potessi gli darei il mio piede», lo slancio di Carletto accompagnato da una battuta («così aumenterebbe la qualità») che non colma la gravissima lacuna. Di qui la decisione, tecnica ma con implicazioni economiche, di cancellare dal calendario delle prossime settimane tutte le amichevoli in cantiere («È una rinuncia pesante» confessano i contabili di via Turati) per consentire alla squadra di lavorare a Milanello a tempo pieno, di tornare alla brillantezza di inizio febbraio.
Trovato il difetto, vistoso, non è mancato l'appello alle virtù del Milan degli ultimi tempi: sull'orlo del precipizio è riuscito a dare un colpo di reni. «Dobbiamo stringere i denti per due partite, contro Samp e Atalanta, poi recupereremo quasi tutti» è l'avvertenza spedita ai superstiti, chiamati nel giro di 48 ore a tirar fuori preziose energie, nervose più che fisiche. Proprio l'anno scorso, quando i primi cedimenti si avvertirono in modo vistoso, contro Samp e Atalanta (a San Siro), il Milan perse due volte di fila e consegnò il quarto posto alla Fiorentina. «Negli occhi dei miei giocatori ho visto forte motivazione», è lo scoglio a cui può aggrapparsi Ancelotti da ieri alla ricerca disperata di recuperare Seedorf non avendo molti altri da reclutare.
Con grande franchezza ha parlato anche del proprio futuro, Carletto, abituato a finire tra i marosi nelle stagioni meno esaltanti del suo settennato rossonero che può arrivare a conclusione naturale del mandato solo e soltanto in caso di obiettivo minimo centrato. «Voglio tornare a giocare la Champions col Milan», è stata la sua frase civetta. Più avanti impreziosita da un'altra fatta apposta per allontanare ogni divorzio anticipato. «Ho un contratto fino al 2010 e intendo rispettarlo», la dichiarazione resa all'inviato di Marca, quotidiano sportivo di Madrid che da anni lo accredita sulla panchina del Real. «L'interesse di Florentino Perez nei miei confronti non è una novità, da cinque anni si ripetono e si rincorrono le voci», la chiosa illuminata dal primo sorriso del mattino. Chissà, forse qualcosa vorrà dire. Se questo Milan gli fa inarcare il sopracciglio, l'eventuale chiusura del ciclo rossonero non deve affatto spaventarlo. Ma anche il congedo dev'essere dignitoso.