«Anch’io ero uno della Cgil

Ministro Renato Brunetta, questa volta ha esagerato, lo riconosca.
«Semmai ho scoperto l’acqua calda».
Quindi ribadisce tutto: i fannulloni stanno a sinistra?
«Ripeto, è vero che i fannulloni stanno a destra come a sinistra, rientrano semmai nella categoria eterna dell’opportunismo lavorativo. Però è altrettanto vero che per la cultura della sinistra anticapitalistica “lavorare stanca”, per dirla con uno slogan. È parte della cultura della sinistra l’elogio dell’ozio; è nell’ideologia di sinistra il ficcarsi dentro il pubblico impiego con una visione anticapitalistica e rivoluzionaria».
Diciamo che coprono con un velo ideologico la naturale pulsione a non esagerare con il lavoro?
«Attenzione però, sto parlando solo della sinistra ideologica italiana e non di quella socialdemocratica calvinista del nord Europa. Dell’anticapitalismo cattocomunista, che è a sua volta una cosa diversa rispetto all’ideologia cattolica che trova nella comunità e nel solidarismo una sua espressione. Quello della sinistra è un anticapitalismo egoistico».
Però, scusi se glielo faccio notare, anche lei viene dalla sinistra.
«Ma io vengo dalla sinistra LibLab. Quella che mette insieme mercato e garanzie, diritti e produttività. Poi proprio perché ho questa provenienza sono addolorato quando vedo questa parte politica che si nasconde dietro i diritti per difendere dei privilegi».
Il fatto che le critiche al suo operato vengono tutte da sinistra è quindi da considerare un effetto della concorrenza tra diverse anime della stessa famiglia?
«In realtà le critiche più dure sono arrivate da Roberto Fiore, segretario di Forza nuova. Anche quello è anti capitalismo. C’è una parte della destra sociale che non è molto diversa dalla sinistra che io critico».
Sinistra radicale ed estrema destra. Messa così l’ideologia fannullona sembrerebbe minoritaria...
«Sicuramente non è la cultura attuale del Partito democratico».
Tutti d’accordo, quindi. Problema risolto?
«No, il fatto è che il Pd ha abbandonato questo ghetto, ma poi è stato di fatto egemonizzato dalla Cgil. Il sindacato di Guglielmo Epifani lo ha dimostrato ancora una volta quando di fronte alla crisi economica, ha risposto con lo sciopero generale».
Questo non c’entra niente con i fannulloni.
«Però c’entra il fatto che la Cgil in Senato ha esercitato un’azione di lobbing straordinaria nei confronti dei parlamentari Pd».
Per ottenere cosa?
«Cercavano di non fare votare ai senatori Pd la riforma che porta nella pubblica amministrazione trasparenza, qualità e attenzione ai clienti ma non sono riusciti nell’intento. Alla Cgil dei cittadini non importa nulla. E di fronte a comportamenti come questi, non capisco come qualcuno possa meravigliarsi se poi si dice che difendono i fannulloni».
Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, però ha difeso la Cgil. E ha detto che le sue parole contro il sindacato di Epifani sono invettive fuori luogo...
«Forse Bonanni si è dimenticato gli insulti a Pezzotta o quelli che la Cgil ha riservato a lui. Comunque capisco perché Bonanni lo ha detto, ma io ho il diritto e il dovere di dire le cose come stanno. Ad esempio la Cgil, non firmando il contratto sul pubblico impiego, dice no a 70 euro di aumento. Come si fa a non rimarcarlo? Chi è l’irresponsabile? Come si fa a non trarne le conseguenze?».
Quali sarebbero?
«Che la Cgil è perché nulla cambi. Si sono mai chiesti se i cittadini sono soddisfatti per i servizi che gli dà lo Stato e gli enti locali? Quali sono le loro controproposte? Si stanno mettendo in un angolo. E lo dico con dispiacere, perché io sono stato iscritto a un solo sindacato».
Non ci dica che era la Cgil...
«Certo, Cgil università, quando erano un giovane universitario tra gli anni Settanta e Ottanta. Per questo mi dispiace che questa mia amarezza venga svillaneggiata così».
Ieri avete diffuso i nuovi dati sull’assenteismo, che in ottobre, rispetto allo stesso mese del 2007, è calato del 43,1 per cento. È stato detto che sono dati falsati...
«E no, questa volta è un dato definitivo su un campione inattaccabile. Alla faccia dei professorini che hanno messo in dubbio il calo nei mesi scorsi. È tutto confermato».
Hanno paura di Brunetta e vanno al lavoro?
«Nemmeno questa tesi è vera. Non credo che una penalizzazione di dieci euro possa avere messo paura a qualcuno. Il fatto è che il sindacato è molto più arretrato rispetto ai lavoratori che rappresenta. La risposta straordinaria dei dipendenti pubblici è la dimostrazione che stanno cambiando. Sono la Cgil e certa politica a non cambiare».
Un’altra obiezione che è stata fatta al suo ragionamento è che lei se la prende solo con i pesci piccoli. Che ne dice dei manager, dei dirigenti? Non è che li salva perché molti sono di destra?
«Anche questa è una mistificazione. Ma se io ho sempre detto che il pesce puzza dalla testa? La riforma votata dal Senato, contro la quale si è scagliata la Cgil, è tutta rivolta ai dirigenti. Sanzioni per quelli che non funzionano. Guardi, anche su questo il re è nudo. Provi a chiedere alla gente cosa pensa della mie parole. Sono tutti d’accordo. Li hanno tutti vissute sulla loro pelle i disagi per gli uffici inefficienti, le arroganze insopportabili. E sanno riconoscere il sindacato quando non fa più il suo mestiere».
Insomma, va a finire che i fannulloni sono protetti dalla sinistra. Ma che il ministro Brunetta, in fondo, ancora usa toni di sinistra...
«Io sono stato direttore della fondazione Brodolini (ministro socialista del lavoro, ndr) per anni. Il fatto è che non mi sopportano proprio perché io conosco luoghi e persone della sinistra. Gli sto sulle scatole per questo. Sono socialista riformista, di Forza Italia e del Popolo della libertà. Ai tempi della scala mobile stavo dalla parte giusta io. Loro no».