«Anch’io potrei contare tutti i rigori dati al Milan»

Non c’è nessuna guerra fra club e ancor meno fra gentiluomini. Commenti e risposte riportati a metà hanno generato un piccolo equivoco durato un quarto d’ora fra Silvio Berlusconi e Massimo Moratti, alla fine il pensiero è stato identico: con i se non si vincono i campionati. «Se Adriano non avesse segnato col braccio», vale «se avessero dato meno rigori al Milan». E così prima Moratti è rimasto perplesso davanti all’iniziale commento: «Devo contare i rigori del Milan... Ne riparliamo». Poi quando gli hanno spiegato che il Cavaliere lo aveva già anticipato rispondendo a Galliani, ha convenuto con Berlusconi: «Ha perfettamente ragione, con il condizionale nel calcio non si va avanti». Un malinteso che non ha tolto serenità, i presidenti a campi invertiti, Berlusconi a Napoli e Moratti a Milano, sorridevano e hanno parlato con ironia, lezione di stile.
All’Inter domenica sera è mancato, ma qui si parla di calcio sul campo. Lo hanno ammesso i giocatori, Mourinho per primo. Verso mezzanotte dal tunnel delle postazioni televisive è spuntata la sua barba bianca e incolta nella sala stampa del San Paolo: José si è divertito? «Moltissimo». Davvero? «Moltissimo», ha ribadito, caso evidente di ossimoro in quanto si riferiva alla partita più annoiante della stagione: «Chi mi è piaciuto? No, non mi è piaciuto nessuno - ha risposto Mourinho -. Una partita che si poteva giocare senza portieri, ritmo basso, qualità bassa, ma è un risultato che accetto perché se una squadra meritava di vincere con un po’ di fortuna, quella era il Napoli». Un audace gli fa: l’Inter è stata la peggior squadra vista a Napoli, pur essendo formata da tanti campioni e allenata dal miglior allenatore del mondo... Non me lo spiego.
José non capiva se si trovava davanti a un furbastro, ma ha risposto rapido: «Siamo uomini».
Però ha mostrato sicurezza e ha chiuso ribadendo: «Vinceremo il campionato». Moratti si è trovato d’accordo: «Capita la partita in cui tutto non gira. Poteva finire tranquillamente 0-0, risultato che a noi andava benissimo, anche se questo non basta quando una squadra punta a vincere il campionato». Non così tranquillissimo il presidente che ne ha viste tante, e quando gli hanno chiesto se preferisse vincere lo scudetto in casa o in trasferta come la scorsa stagione, ha risposto: «Preferisco vincerlo».
Nel mirino c’è il centrale difensivo Bruno Alves del Porto, ma soprattutto cinque giornate, quindici punti a disposizione, sette di vantaggio, Mourinho ha spiegato: «Non cambio idea, non sono arrabbiato, magari deluso, dobbiamo restare tranquilli, fare autocritica e pensare a prendere i 9 punti che ci mancano, non mi interessa sapere a quanto distacco sono gli altri e quali partite mancano a loro». Poi si sono spartiti il ruolo di difensori, José con Balotelli che Pierpaolo Marino ha un po’ strapazzato: «Ha problemi a correlarsi con l’esterno - ha detto il dg del Napoli -. Certi comportamenti non dipendono dal colore della pelle ma dalla maturità e dalla consistenza cerebrale delle persone». Moratti ha spiegato Ibra: «Ci parleremo, non mi è sembrato nervoso e non dovrebbe essere più riconoscente nei confronti dell’Inter, lo è già, lo è assolutamente». Sono le due punte, fra marzo e aprile l’Inter ha fatto 15 gol, 7 Ibra e 5 Balotelli, due che contano, vanno difesi.