Anche in 9 per mezz’ora i nerazzurri resistono a una Samp svogliata

MilanoSi è visto di tutto tranne buon calcio. Tre espulsioni e un po’ di calcioni, isterismo a manciate, pubblico che ormai non sa più accettare nulla, violentato nella sua tranquillità da un allenatore che non conosce mai il limite del buon gusto. Niente gol e la conferma che Delneri continua ad essere l’ammazzaMou: però stavolta non l’ha battuto. Cosa resta negli occhi di Inter–Samp? Il gesto di Mourinho che chiede le manette per l’arbitro, dopo la doppia (e giustificata) espulsione di Samuel e Cordoba e il silenzio stampa nerazzurro del dopopartita. Quello sventolare di fazzoletti bianchi comparso sulle tribune di San Siro dopo dieci minuti della ripresa: in Spagna la chiamano «panjolada», è il segno della protesta contro gioco, squadra o arbitro. San Siro l’ha inaugurata per l’arbitro Tagliavento, protagonista più di chi dovrebbe esserlo davvero sul campo. Contestato nelle due espulsioni nerazzurre, applaudito per quella di Pazzini, ha lavorato a rigor di regolamento. Meno i giocatori e Mourinho che, forse, dovrebbe dedicarsi di più al gioco di una squadra che ha vigore, determinazione, ma sta perdendo qualche colpo e qualche punto. Altri due sfumati (e terzo pareggio di fila). L’Inter ha giocato in nove per oltre 50 minuti, ma ha tenuto botta. È un merito. La Samp ha fatto tanto fumo, senza andare al raccolto. L’occasione più bella è capitata nei piedi di Eto’o, dopo mezzora della ripresa, e Storari ha dimostrato di essere portiere da Milan. Un po’ poco. Il Chelsea pretende ben altro.