«Anche in Africa c’è il razzismo»

Quale colore ha il razzismo? Bianco, nero, grigio. Se lo chiedono tutti ed ognuno ha la sua risposta. Ieri, nel diluvio di chiacchiere e ovvietà scatenate dal caso Zoro, c’è stato chi ha cercato di tirarsi fuori dalla melassa di buonismo a buon mercato. Francesco Morini, ex stopperone di Juve e Samp, non si allinea del tutto agli scandalizzati: «Quando giocavo dovevo accettare ogni tipo di insulto, mi davano del tedescaccio di m.., ed era l’insulto più leggero, perché ero biondo e picchiavo il giusto il mio avversario; ma cercavo di non sentire, per non dare retta a cento ignoranti. Perché dietro il razzismo c’è l’ignoranza. Ricordo quando urlavano e cantavano di tutto contro Schillaci e lui segnava un gol per zittirli. Zoro non può più cadere nella loro trappola. L’Italia non è un Paese razzista. Anche se abbiamo il frigo mezzo vuoto sappiamo ospitare, capire, amare. La teppaglia non merita dibattiti».
Beppe Dossena è stato ct in Ghana dove si è sempre trovato bene. Ma non tutta l’Africa è così. «In Ghana il problema del bianco è stato superato. Anche se l’idiozia non ha colore. In altri Paesi africani il problema esiste: c’è una resistenza che va capita. Paghiamo ancora le colpe del colonialismo. In Africa è come in Europa: in certi ceti sociali il razzismo è più sentito. In alcune zone ho anche avuto paura».
Roberto Mancini chiede di uscire dalle facili morali. «È ora di agire concretamente. La protesta dei 5 minuti di ritardo non serve a niente. Certe cose si sentono in ogni stadio, tutti diventano paladini di giustizia, ma in concreto non succede nulla». Vero, tanto che Ancelotti avrebbe preferito veder interrompere Messina-Inter. «Zoro ha fatto un unico errore: non essere andato via sul serio. Doveva avere la forza di andarsene, magari aiutato dall’arbitro. Se un mio giocatore volesse lasciare il campo, a me starebbe bene. Messina-Inter l’avrei sospesa. Se una volta sospendi, magari qualcosa cambia».