Anche gli agricoltori in piazza: "Il governo scorda le promesse"

Il presidente Sergio Marini attacca il ministro De Castro: "Mancano regole, favoriti gli interessi delle industrie"

Milano - Mancavano solo loro: gli agricoltori. Protestano una volta ogni dieci anni (l’ultima era nel ’97) e ora scendono in piazza anche loro. Questo governo ha deluso proprio tutti. Eppure i Ds sembrano crederci. Dalla manifestazione che la Coldiretti ha organizzato per domani a Bologna dicono di attendersi proposte meritevoli di «attenzione». Non sanno però che gli agricoltori, categoria pacifica, stavolta sono arrabbiati davvero e sull’attenti vogliono mettere il ministro, quel Paolo De Castro, prodiano di ferro, titolare delle Politiche agricole che li ha delusi. E il forcone stavolta lo alzeranno per mostrare quanto siano pronti a combattere. L’appuntamento è fissato: domattina alle 10 nel centro di Bologna, piazza VIII agosto, da dove il corteo sfilerà attraversando il cuore del capoluogo (via Indipendenza, via dei Mille) per poi tornarvi. Lì infatti parlerà il presidente di Coldiretti, Sergio Marini.
I Ds mettono i puntini sulle i: «Attenzione non significa condivisione». E fanno bene perché la frattura è netta: «In mancanza di un’assunzione di responsabilità del ministro e del governo proseguiremo con nuove e più decise mobilitazioni» replica Coldiretti. E se la Quercia riprende a intonare il solito ritornello: «La valorizzazione della qualità e tipicità del made in Italy nel settore è scelta strategica del programma di centrosinistra e della positiva azione di governo interna ed europea del ministro De Castro»; Marini lancia un capo d’accusa preciso: «Chiediamo al ministro un deciso cambio di rotta verso una politica agricola che valorizzi l’impresa nell’interesse di cittadini e consumatori». Sottinteso: a differenza di quanto avvenuto finora.
Insomma la frizione è tutt’altro che sotterranea. E domani esploderà. De Castro, bolognese come Prodi, contro il quale i coltivatori protesteranno sotto casa, col pretesto che il capoluogo felsineo è ritenuto la capitale agroalimentare e Parma è sede dell’Efsa, maggiore autorità europea del settore, dovrà rispondere delle sue troppe esitazioni. «Mancano regole - attacca Marini - perché le premesse poste col governo Berlusconi non sono state mantenute dall’esecutivo del Professore». Il riferimento è a quell’insieme di norme che obbligano a scrivere la provenienza dei prodotti sulle confezioni. Una legge per la quale furono raccolte un milione e mezzo di firme e che De Castro ha tentato di cancellare. Di fronte alla nuova reazione di Coldiretti, il ministro ha poi glissato lasciando di fatto inapplicata la normativa.
Marini punta il dito contro quegli interessi, silenziosamente favoriti, delle imprese che importano pomodori dall’estero (in particolare dalla Cina) e poi confezionano prodotti venduti con marchio italiano. Conseguenza: il consumatore li acquista convinto di aver scelto la qualità nostrana e si trova invece qualcosa di completamente diverso in tavola. Questo fenomeno, che ha aumentato del 150% l’import di pomodoro cinese nel primo trimestre 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, è un «imbroglio ai danni dell’agricoltore e del consumatore», commenta Marini.
Frenata di De Castro anche in tema di agroenergie, ovvero della produzione di carburante biologico ricavato da soia, mais e altre sostenze naturali. La Finanziaria prevedeva 28 norme in materia; ne è stata resa operativa una sola: senza sanzioni previste, nessuno è motivato ad adottare il biodiesel perché i controlli sono inesistenti. Con ennesimo scorno per l’italica produzione.
Infine il capitolo Ogm, verso cui l’Italia è contraria in quanto prima produttrice europea per prodotti biologici e terza al mondo. La sconfitta di De Castro spicca nella decisione del consiglio dei ministri agricoli Ue che ha approvato un permesso di contaminazione dell’1%. In difesa del «made in Italy» nasce dunque l’attacco di Coldiretti al ministro: «Non di incapacità si tratta quanto semmai di un disegno intenzionale subordinato agli interessi di certa grande industria agroalimentare». Poi il diktat: «Se la manifestazione di domani non sortirà effetti - annuncia Marini - siamo pronti a scendere in piazza di nuovo ma, quel giorno, sul banco degli imputati non ci sarà più solo De Castro, ma tutto il governo».