Anche gli atenei si ribellano alla stangata

Giovanni Buzzatti

Due mesi fa avevano definito «un taglieggiamento» il decreto Visco-Bersani, che imponeva agli atenei di tagliare le spese in servizi. Non ha rimesso le cose a posto la finanziaria 2007, bocciata dai rettori delle grandi università pubbliche cittadine: Statale, Politecnico e Bicocca. «La risposta del governo ai nostri problemi è stata totalmente insufficiente» spiega Enrico Decleva, guida della Statale. «Non solo - aggiunge Marcello Fontanesi, rettore della Bicocca -. Il blocco delle assunzioni penalizza chi, come noi, ha pochi insegnanti e favorisce chi in questi anni ha gonfiato gli organici». «Questa finanziaria - conclude Giulio Ballio del Politecnico - è una mazzata che non dà nulla e pone vincoli tremendi».
Non è arrivato ciò che le università chiedevano per compensare i tagli e l’aumento delle spese per gli stipendi. «Anche ipotizzando un aumento del fondo statale che ci finanzia, mancano comunque all’appello 250 milioni di euro, 450 se ci aggiungiamo i 200 che il decreto Visco-Bersani ha imposto di tagliare alle università italiane e no, per esempio, alle scuole - riprende Decleva -. Il ministro aumenta i fondi per la ricerca, ma è un beneficio che si perde se non possiamo costruire bilanci in ordine». Ne è convinto anche Ballio: «Avanti di questo passo, rischiamo di creare buchi enormi nei prossimi anni».
Ci sono poi le critiche a norme specifiche del disegno di legge per la Finanziaria 2007. La prima riguarda i limiti all’assunzione di personale a tempo indeterminato. Gli «ingressi» - dice il governo - non potranno superare le uscite. «La Bicocca ha 30mila studenti e un organico che avrebbe bisogno di un terzo di docenti in più - spiega Fontanesi -. Noi saremo costretti a tirare ulteriormente la cinghia. Chi ha docenti in sovrannumero, invece, continuerà ad averne grazie al turn over». Una decisione che influirà anche sulla qualità. «Perché non posso immaginare di mandare in pensione un docente con 40 anni di esperienza ed assumere un giovane con le stesse qualità - si arrabbia Ballio -. Per un certo periodo, professori con più esperienza e giovani devono lavorare affiancati».
Il Politecnico contesta anche un’altra norma. Nel disegno di legge si dice che gli atenei con sedi in più città dovranno stringere convenzioni con gli enti locali per garantire il funzionamento (e quindi il finanziamento) di queste sedi. «Si parla di convenzioni non inferiori a vent’anni - aggiunge Ballio -. Ma quale ente pubblico può mettere a bilancio spese per i vent’anni successivi?».
E non consola vedere che è andata meglio ad altri, come le scuole, che potranno assumere i precari. «Magari chiudendo le porte a giovani preparati e motivati - conclude Fontanesi -. Questo aumenta l’amarezza».