Anche gli avvocati in piazza: «Scioperiamo fino al 25 luglio»

Slogan davanti a Palazzo Chigi: «Contiamo meno di tassisti e panettieri». Ma il governo non li riceve

Anna Maria Greco

da Roma

«A Palazzo Chigi! A Palazzo Chigi!». La marcia degli avvocati esasperati dal decreto Bersani parte a mezzogiorno dal cinema dove si tiene l’assemblea delle associazioni di categoria. Spontaneo, fragoroso e non autorizzato il corteo si avvia sotto il sole da piazza Cavour verso la sede del governo, al grido: «Libertà, libertà!». I legali chiedono a gran voce un incontro con il premier, Romano Prodi. O con il ministro Bersani. E prima di lunedì, quando inizierà in Senato la discussione del decreto.
Ma il governo fa sapere, con una nota del ministero per lo Sviluppo, che il percorso delle liberalizzazioni è «ormai incardinato» e le proposte di modifica presentate già vanno incontro ad «alcune richieste delle categorie». Insomma, niente da fare.
Gli avvocati rispondono prolungando lo sciopero di 12 giorni (che doveva finire ieri) fino a lunedì, quando faranno dei presidi davanti al Senato. In tutta la settimana, poi, «sciopero bianco», e a settembre di nuovo blocco dei tribunali tra il 18 e il 22, in concomitanza con il Congresso forense.
«Come i tassisti, facciam come i tassisti!», ripetono sotto al palazzo del governo i 300 più infervorati, armati di fischietti e di valigette 24 ore. Tra gli sguardi stupefatti dei passanti, i manifestanti in giacca e cravatta scandiscono slogan da stadio: «Prodi, Bersani, per voi non c’è domani» e «Il governo Prodi ha inventato la giustizia vera/Chi non ha i soldi per pagare va in galera». Molte donne, tanti giovani e alcune toghe nere dai cordoni dorati e i capelli grigi, tra la folla di scalmanati con bandiere degli ordini forensi regionali, cartelli contro la liberalizzazione e bottigliette d’acqua. In testa al corteo ci sono il presidente della Cassa forense Maurizio De Tilla, l’ex ministro di An Gianni Alemanno e l’europarlamentare Roberta Angelilli, che ha già raccolto 1000 firme per una petizione a Strasburgo che denuncia l’illegittimità del decreto Bersani. Il presidente dei penalisti Ettore Randazzo, però, si dissocia da una manifestazione minoritaria che danneggia «la sacra protesta dell’avvocatura». Il metodo scalmanato non piace a tutti e si rischia la rottura.
All’assemblea iniziata alle 10 di mattina il clima era rovente e la folla straripante, circa 1500 persone. I leader della protesta, dal presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa a Valter Militi che guida l’Aiga, ripetevano il loro no al decreto «liberticida e punitivo». Alcuni relatori, come il Ds Massimo Brutti, venivano fischiati e un coro di «buu buu» accoglieva l’annuncio di una possibile visita del ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Il Guardasigilli non si faceva vedere, ma da lontano invitava gli avvocati a trovare una soluzione in «un clima meno conflittuale». Dopo 2 ore di acceso dibattito, un gruppo si stacca dalla massa e punta verso palazzo Chigi. A via del Corso un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa cerca di bloccare i legali inferociti. Spintoni, insulti, battibecchi e qualche denuncia per offese a pubblico ufficiale. Surreale la scena di un giurista che protesta con un celerino chiedendo il rispetto «dell’imprescindibile diritto alla libera circolazione», citando Costituzione e codice stradale. Un giovane collega, afferrato dai poliziotti, finisce per terra gridando «Aiuto!». Accorre un altro che avverte, serissimo, alzando la mano: «Sono un avvocato e posso testimoniare che quest’uomo è stato aggredito». Sotto le finestre di Palazzo Chigi i manifestanti ci arrivano, ma l’incontro non l’ottengono. Dovevano ricevere una delegazione, racconta il presidente dell’Oua Michelina Grillo, e invece ora dicono di fare formale richiesta e aspettare con pazienza: «Contiamo meno di tassisti e panettieri» è l’amaro commento. Nella riunione pomeridiana passa la linea dura. Ancor più convinta quando una telefonata annuncia la disponibilità di un incontro la prossima settimana, non col ministro Bersani, ma con il suo capo di gabinetto. Il centrodestra incoraggia la protesta. Soprattutto An: Giuseppe Valentino, ex sottosegretario alla Giustizia, appoggia la richiesta al governo di stralciare gli articoli sulle libere professioni dal decreto e avviare un tavolo di concertazione; quello del governo verso gli avvocati, dice Giuseppe Consolo, è un «comportamento inqualificabile». «Indecente», aggiunge Alfredo Biondi di Fi. E il leghista Roberto Castelli esprime solidarietà alle toghe in lotta.